Cronaca

Depuratore del Garda, tutto da rifare: il nuovo impianto sarà a Lonato

Il ministero dell’Ambiente ha bocciato l’ipotesi di realizzarne due a Montichiari e Gavardo
Simone Bottura
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Depuratore del Garda, tutto da rifare

Depuratore unico a Lonato. Bocciata la doppia scelta di Gavardo e Montichiari. È l’ennesima, clamorosa novità sul fronte del progetto del nuovo sistema di depurazione fognaria dei Comuni del Garda bresciano. Si torna sostanzialmente all’ipotesi che andava per la maggiore nel 2020, dopo l’approvazione da parte della Provincia di Brescia della mozione Sarnico, che stabiliva che i depuratori sono da realizzare nei territori che vanno a servire.

La svolta

Decisione clamorosa, ma forse non del tutto inaspettata. Un cambio di rotta era nell’aria da un paio di mesi, da quando cioè, lo scorso ottobre, i sindaci del Chiese accesero i riflettori sulle recenti normative europee, a breve in vigore, che impongono la ri-progettazione di depuratori autosufficienti dal punto di vista energetico.

Ma né a Montichiari né a Gavardo, si faceva notare, ci sarebbero spazi sufficienti per la realizzazione di impianti fotovoltaici. Le nuove norme europee hanno insomma fatto saltare i vecchi piani. E al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica hanno deciso di conseguenza.

La questione è stata al centro della cabina di regia dedicata al progetto di collettamento e depurazione del lago di Garda che si è svolta ieri a Roma, dalle 11.30 alle 14, presieduta dal viceministro del Mase, Vannia Gava.

«Durante la cabina di regia - si legge in una nota diffusa dal Ministero stesso - è stato analizzato lo stato di avanzamento degli interventi in corso di progettazione e realizzazione, finalizzati alla dismissione delle condotte fognarie sublacuali, ormai a fine vita e considerate una seria minaccia per il più importante bacino idrico del Paese. Particolare attenzione è stata dedicata alla valutazione delle due alternative progettuali per la sponda bresciana, riconsiderate alla luce delle nuove normative europee, tra cui il Regolamento sul riuso e la Direttiva Acque Reflue». Normative che, come si diceva, hanno imposto un cambio di rotta all’operazione.

Prospettive

Sulla nuova direzione che è stata intrapresa, il Mase è chiaro: «La realizzazione di un unico sistema di depurazione nel Comune di Lonato, rispetto alla costruzione di due impianti nei Comuni di Gavardo e Montichiari, offrirebbe vantaggi significativi: costi di investimento e gestione più contenuti e la creazione di un impianto più performante».

Dalla cabina di regia di ieri emergono anche le prime indicazioni sui tempi: «Il cronoprogramma prevede per entrambe le sponde del lago, bresciana e veronese, dismissione e rimozione delle condotte sublacuali entro il 2030».

Significa che per allora il depuratore di Lonato dovrà essere pronto. Al Ministero premono sull’acceleratore: «Agire subito per proteggere un bene nazionale». «Il lago di Garda - ha dichiarato il viceministro Gava -, che rappresenta il 40% delle riserve di acque dolci del Paese, è un bene nazionale. È necessario agire con urgenza.

Il Ministero c’è e sarà presente, sia garantendo le risorse finanziarie necessarie al completamento delle opere, sia offrendo un coordinamento operativo efficace», ha aggiunto il viceministro Gava, ricordando che il Mase ha già stanziato per le opere 100 milioni di euro. Tutto da rifare, dunque, per quanto concerne la progettazione, sempre che la scelta di Lonato sia davvero quella definitiva.

Ricordiamo che alla cabina di regia hanno partecipato, come di consueto, il prefetto di Brescia Andrea Polichetti, nella sua veste di commissario straordinario per la progettazione del sistema di depurazione e collettamento della sponda bresciana, la senatrice Maria Stella Gelmini in qualità di presidente della Comunità del Garda, il presidente di Ats Garda Ambiente Giovanni Del Cero insieme a rappresentanti delle Regioni Lombardia e Veneto, dell’Ufficio d’Ambito di Brescia, del Consiglio di Bacino Veronese e ai dirigenti della Direzione Generale Uso Sostenibile del Suolo e dell’Acqua del Mase.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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