Il no del Comune apre una nuova fase nella vicenda del maxi data center di Travagliato. Il parere negativo espresso dall’Amministrazione non chiude dunque la partita: cittadini e opposizioni chiedono ora che il «no» venga formalizzato e che gli atti siano resi pubblici. Su questo terreno si stanno muovendo, con accenti diversi, entrambe le parti.
Sono oltre 450 i cittadini che hanno firmato una lettera indirizzata al sindaco Renato Pasinetti chiedendo di formalizzare all’unanimità la contrarietà al progetto. La posizione dell’Amministrazione è stata accolta favorevolmente, ma ora si chiede che venga trasformata in un atto politico e amministrativo chiaro.
Tre richieste
Tre sono le richieste espresse: un Consiglio comunale straordinario e aperto per discutere del tema; una delibera consiliare che formalizzi la contrarietà e la pubblicazione sul sito istituzionale di documenti, osservazioni e comunicazioni intercorse tra Comune, Provincia ed East Gate. «Solo un passaggio formale e corale in Consiglio può dare forza definitiva e incrollabile al «no» del nostro Comune», sostengono i firmatari.
La richiesta si inserisce in un confronto politico già aperto dalle minoranze. La lista Bertozzi Sindaco contesta il modo in cui l’Amministrazione è arrivata al parere negativo. «Non lasciamoci ingannare: il "no" del sindaco arriva fuori tempo massimo ed è un paravento politico utile a calmare il malcontento dopo mesi di assoluto silenzio». Secondo Bertozzi, inoltre, «il sindaco non rifiuta questo tipo di impianti. Dice "no" oggi perché il progetto attuale è vago e carente. Se domani un altro colosso si presenterà con le carte in regola, la giunta è pronta a fargli spazio».
Infine, sulla trasparenza: «Dal 21 luglio il sindaco è sparito: non è stato pubblicato un solo foglio e della Consulta istituita non c’è traccia». Anche Alberto Trainini, capogruppo di Travagliato Bene Comune, riconosce il valore del parere negativo, ma chiede di più.
Caso ancora aperto
«Prendiamo atto con favore della contrarietà espressa (finalmente!) dal sindaco», commenta, ricordando però che «per mesi il progetto è stato tenuto nascosto per scelta politica» e che l’Amministrazione avrebbe mantenuto «una posizione equilibrista». Per Trainini inoltre «una dichiarazione di contrarietà non è ancora un atto amministrativo»: da qui la richiesta di «un apposito atto» e di dare seguito alla Commissione di studio deliberata dalle minoranze.
«Un Comune serio deve motivare quel no, sostenerlo nelle sedi competenti e avere strumenti, competenze e dati per affrontare tutto ciò che verrà dopo». Il rischio, conclude, è che il «no» resti «soltanto un no di facciata».



