Il bilancio della Loggia diventa test e manifesto della città

Sulla carta, normalmente, è un passaggio amministrativo di routine. Ma questo rendiconto «timbrato» 2025 arriva al principio della seconda parte del mandato (quella politicamente più «agitata», perché la distanza dal test del consenso elettorale si accorcia) e quindi non ha solo il sapore di un dossier contabile, diventa una sorta di manifesto d’indirizzo con il quale la Giunta Castelletti mette in fila i numeri e dice alla città: guardate cosa e quanto abbiamo fatto e, soprattutto, guardate cosa e quanto siamo in grado ancora di fare.
E infatti dentro c’è tutto: cantieri non ancora partiti (come quelli del tram, ad esempio), cantieri a metà perché in corso (gli investimenti sulla casa), servizi (welfare, istruzione). Ecco: il rendiconto 2025 è un po’ il retrobottega della trasformazione della città: di quella compiuta e di quella potenziale. Dentro, ci sono le cifre che spiegano perché il capoluogo si muove verso una direzione, ma anche perché non può permettersi di fermarsi.
Opere
Primo dato: il bilancio di Brescia è di sana e robusta costituzione. L’esercizio si chiude con un avanzo di amministrazione di 110,5 milioni. Dentro c’è prudenza (67,2 milioni accantonati, di cui 44,7 nel fondo crediti di dubbia esigibilità), ci sono risorse vincolate (29,1), e soprattutto ci sono 10,2 milioni di avanzo disponibile. È il 3% della spesa corrente: significa che le risorse vengono messe in circolo. Ed è proprio questo il punto politico che la sindaca Laura Castelletti vuole marcare: «È un bilancio solido che conferma la nostra capacità di spendere con tempestività e quindi di investire», spiega. Che significa in questo caso tempestività? Significa, ad esempio, pagare i fornitori velocemente.
Ma la partita vera non è sull’ordinaria amministrazione: è sugli investimenti (per questo il rendiconto è anche un «manifesto» dei propositi degli anni a venire). Nel 2025 sono saliti a 183 milioni (erano 99 nel 2022), una crescita costante, quasi una progressione geometrica. Oltre l’80% si concentra su mobilità e trasporti (81,4 milioni, con la quota del tram che pesa per 54,4 milioni), assetto del territorio e casa (31 milioni), politiche giovanili e sport (23,9), ambiente (15,3). Quando il mandato dovrà essere giudicato, sarà soprattutto su questi capitoli: tram, rigenerazione urbana, verde, impianti sportivi, case. Opere che si vedono, o non si vedono.
Politiche
L’assessore al Bilancio Marco Garza sintetizza la linea in tre parole: «Affidabilità, equità, visione». Affidabilità è un indebitamento fermo al 2,74% contro un limite del 10%. Equità sono 71 milioni sui diritti sociali e famiglia, 10,7 milioni per l’assistenza a 852 alunni con disabilità, l’aumento del recupero dell’evasione che sale a 11,1 milioni. Visione è la scelta di accompagnare la trasformazione urbana con Zone 30, Greenway, investimenti su cultura e ambiente.
«Non abbiamo risolto tutto – precisa l’assessore –, ma abbiamo messo in campo contromisure. Non conosciamo scorciatoie, conosciamo un metodo». Da dove arrivano tutti questi soldi? Le entrate correnti toccano 361,2 milioni, per l’87% risorse proprie. L’Imu resta la prima voce tributaria (69,6 milioni), Tari (oltre 38 milioni) e Irpef (30,8) la seguono a ruota. I dividendi delle partecipate valgono 79,3 milioni, quasi interamente da A2A.
Il rendiconto 2025 dice insomma che Brescia ha le spalle larghe. Ora deve dimostrare di avere anche il passo lungo. Il 2026 avvia il tratto decisivo: quello in cui le cifre più che «spiegare» la politica e le politiche, cominciano a misurarle.
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