Cronaca

Alto Garda, sempre meno negozi: persi 19 esercizi in due anni

Il calo non è allarmante ma indica una tendenza, mentre si prevede una riduzione della popolazione. Confesercenti al lavoro sulla legge di iniziativa popolare per il commercio e i servizi di prossimità, i Comuni rispondono
Simone Bottura
Serrande abbassate
Serrande abbassate

La desertificazione commerciale minaccia anche l’Alto Garda bresciano. I dati non sono allarmanti, ma indicano una tendenza che impone una riflessione. Nel comprensorio del Parco gli esercizi di vicinato sono passati da 526 nel 2023 a 507 nel 2025: 19 in meno in due anni, pari a una diminuzione del 3,6%. In termini percentuali, le riduzioni più marcate riguardano Tremosine, che passa da 28 a 21 negozi (-25%), e Gargnano, da 56 a 46 (-17,9%). Il numero dei negozi diminuisce anche a Salò, da 253 a 247. In controtendenza Toscolano Maderno, che passa da 43 a 49, e Limone sul Garda, da 86 a 89. Una contrazione si registra anche in Valtènesi, dove gli esercizi scendono da 275 a 273 (-0,7% circa).

«Sono numeri modesti, ma raccontano una trasformazione in corso – sottolinea il salodiano Andrea Maggioni, vicepresidente vicario di Confesercenti Lombardia Orientale – anche in un’area considerata l’Eldorado turistico della provincia. Dobbiamo chiederci se il territorio sarà ancora in grado di garantire una rete commerciale e servizi di prossimità durante tutto l’anno, considerando anche la tendenza al calo demografico».

Le proiezioni

Le proiezioni basate sui dati Istat indicano una diminuzione della popolazione nei Comuni gardesani presi in esame: dai 78.132 residenti del 2025 ai 77.321 previsti nel 2050, con una perdita di 811 abitanti (-1,04%). Le flessioni stimate riguardano in particolare Toscolano Maderno (-6,48%), Salò (-5,14%), Manerba (-3,16%) e Desenzano (-2,01%). «Le proiezioni non sono una sentenza – continua Maggioni – ma rappresentano un campanello d’allarme. Il turista è fondamentale, ma il residente costituisce la domanda ordinaria che consente di affrontare anche i mesi di minore affluenza. Se i residenti diminuiscono e la stagionalità resta forte, il rischio è quello di un circolo vizioso: meno domanda in inverno, chiusure, meno servizi e una minore attrattività residenziale».

La proposta

In questo contesto si inserisce la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti «Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità». A sostegno dell’iniziativa, il Consiglio comunale di Salò ha approvato un’apposita mozione, come aveva fatto di recente anche quello di Gardone Riviera.

«Non chiediamo ai Comuni di limitarsi ad approvare un documento – conclude Maggioni – ma di costruire insieme una strategia. Il commercio deve essere parte delle politiche di sviluppo territoriale, insieme a turismo, residenzialità, casa, mobilità e servizi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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