Economia

In sei anni Brescia ha perso 1.361 negozi: in fumo oltre 200 milioni

È quanto emerge dai dati elaborati da Confesercenti Lombardia Orientale: solo il capoluogo ne conta 287 in meno. La flessione in provincia è però più contenuta rispetto all’andamento nazionale
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

Serrande abbassate
Serrande abbassate

In sei anni l’economia locale ha visto polverizzarsi più di 16 miliardi di euro: è l’effetto dell’azione sempre più monopolizzante delle grandi piattaforme di e-commerce, come Amazon, Temu o eBay, e della contrazione dei punti di vendita fisici. Una tendenza a livello nazionale che investe in pieno anche la provincia di Brescia, che tra il 2019 e il 2025 ha perso 1.361 imprese del commercio al dettaglio, passando da 12.153 a 10.792 attività. È quanto emerge dai dati elaborati da Confesercenti Lombardia Orientale, che stima, in questo lasso di tempo, una perdita di ricchezza di 204,15 milioni di euro. Oltre 43 soltanto nel capoluogo, che annovera 287 negozi in meno.

Lombardia e Italia

In tutta la regione, soltanto Milano ha registrato più chiusure (3.809). Eppure, tenendo conto della variazione percentuale e non dei numeri assoluti, emerge che in questi anni il Bresciano ha retto più di altre province: ben otto su dodici hanno registrato un saldo negativo maggiore di quello del nostro territorio, che si attesta al -11,2%. Colpisce il dato di Mantova, dove si è passati dalle 4.031 attività del 2019 alle 3.281 del 2025, 750 (dunque il 18,6%) in meno.

Leggermente meno compromessa (ma con numeri sempre in calo) la situazione a Pavia (-10,3%), Milano (-10,8%) e Monza (-11%). In tutta la Lombardia si contano 11.551 imprese del commercio al dettaglio in meno, il 12,2% del totale. Peggiore il quadro a livello nazionale, con un calo del 13,4% (pari a 111.455 attività) e una perdita di ricchezza stimata, come detto, in 16,7 miliardi (1,73 soltanto nella nostra regione). Lo stillicidio di chiusure non risparmia nessuno, nemmeno Brescia. Solo che qui è leggermente meno intenso che altrove.

«La desertificazione commerciale non coincide soltanto con l’abbassarsi di una saracinesca – sottolinea Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale –. Quando un’attività chiude, il territorio perde lavoro autonomo, servizi, relazioni e una parte della ricchezza prodotta dai consumi. Il commercio di prossimità è un’infrastruttura economica e sociale che contribuisce alla sicurezza e alla vivibilità dei quartieri e dei paesi».

L’occupazione

Più contenuto il dato sull’occupazione, che in provincia di Brescia fa comunque segnare una flessione del 4%: il totale degli addetti è passato dai 31.565 di sei anni fa ai 30.293 del 2025. Scavando più in profondità, però, emergono due tendenze opposte: si contano 1.254 dipendenti in più, pari al 7%, mentre gli indipendenti sono 2.526 in meno (il 18,6%). L’incremento dei primi elimina, per una volta, il segno negativo dal capoluogo: qui i lavoratori del settore sono cresciuti dell’8,4%, nonostante il crollo (questo sì in linea con il trend provinciale) di quelli indipendenti (-18,2%). L’equazione è semplice: diminuiscono le attività, e di conseguenza gli occupati si concentrano in un numero inferiore di imprese.

I marketplace

Questi numeri si intrecciano con la presenza sempre più ingombrante dei grandi marketplace internazionali, le piattaforme (come Amazon) che fungono da intermediarie tra i venditori e gli acquirenti. Secondo Confesercenti, su 100 euro spesi nelle attività fisiche, 70 rimangono in circolo nell’economia locale. La stessa cifra invece evapora, o per meglio dire si delocalizza, se quei soldi vengono spesi online.

«L’e-commerce può rappresentare un’opportunità – commenta Quaresmini –, soprattutto quando si integra con la rete fisica e permette anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati. Diverso è l’effetto dei grandi marketplace internazionali, verso i quali si sposta una quota di consumi che non alimenta più l’economia del luogo in cui vive l’acquirente».

La raccolta firme

È anche per via di questo meccanismo, come abbiamo visto, che Brescia ha lasciato per strada più di 200 milioni di euro in questi anni. Più dell’11% degli 1,7 miliardi persi a livello regionale. Un conto economico salatissimo, ma che – sottolinea Confesercenti – rappresenta soltanto uno degli aspetti di un problema molto più ampio, che contempla anche la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti sul presidio urbano, sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sulla qualità della vita.

Proprio per questo l’associazione organizza in città, il 9 e il 10 settembre, una raccolta firme per una proposta di legge che promuove interventi di rigenerazione urbana e strumenti capaci di sostenere i servizi di prossimità. Le sottoscrizioni sono già quasi 40mila: l’obiettivo è toccare quota 50mila e «portare nell’agenda politica un fenomeno che sta modificando la struttura economica e sociale delle città, dei quartieri e dei piccoli comuni».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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