Cronaca

Case di comunità, ci siamo: quasi tutti i cantieri sono al capolinea

Fontana e Bertolaso: «La Lombardia rispetta il target Pnrr». In tempi di carenza di personale la sfida è tradurre in realtà il modello di presa in carico senza indebolire gli ospedali
La Casa di comunità di via Marconi, in città
La Casa di comunità di via Marconi, in città

Le Case di comunità sono uno dei pilastri della nuova sanità territoriale: il luogo in cui i cittadini dovrebbero trovare medici, infermieri e servizi sociosanitari e socioassistenziali. Alcune sono già operative, altre sono in fase di completamento.

L’occasione per fare il punto si è presentata ieri in Regione: il governatore Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso hanno annunciato che la Lombardia sta raggiungendo i target prefissati dal Pnrr: «Grazie a una puntuale programmazione e al rispetto delle tempistiche stabilite, saranno realizzate e rese operative tutte le 187 Case di comunità (186 entro il 30 giugno e una, vicino a Milano, entro il 15 luglio) e i 60 Ospedali di comunità sul territorio regionale».

Finite, da finire

Nel dettaglio 150 sono già «attestate» e 36 - come la Casa di comunità di via Marconi, ia Brescia, e quelle di Edolo, Iseo e Marone - sono alle prese con gli ultimi lavori edilizi o in fase di attivazione dei servizi. Tutte e 187, ad ogni modo, saranno pronte a breve.

Necessitano, invece, di un po’ di tempo in più, le altre 16 extra target Pnrr, i cui lavori verranno completati entro dicembre. Guardando al nostro territorio, rientrano in questa categoria quelle di Desenzano, Montichiari, Gavardo e Vestone che fanno capo ad Asst Garda. Nel caso di Vestone molti servizi sono già attivi e i lavori risultano a buon punto.

Il cantiere è ancora in corso anche in via Don Vender, in città: l’intervento è iniziato soltanto in autunno dopo il via libera della Sovrintendenza. Fa riferimento agli Spedali Civili, che precisano: «Ai fini del target del Piano operativo regionale (Por) per la nostra Asst rientrano 10 Case di comunità e 10 sono state realizzate. A seguito di rimodulazione del Por è stata fatta rientrare nel target la Casa di comunità di Gardone Valtrompia a compensazione di quella di via Don Vender».

Non sono conclusi, ma proseguono a ritmo serrato anche i lavori della struttura di Salò, che a differenza delle altre citate, non è finanziata dal Pnrr. Non sarà finanziata dal Pnrr neanche la futura Cdc di Pisogne, prevista in un terreno già individuato.

Nodi da affrontare

Considerate anche queste ultime due, complessivamente, le Case di comunità nel Bresciano saranno 33. Cantieri e inaugurazioni, però, rappresentano soltanto il primo passo. La vera sfida sarà trasformare in realtà il modello delle Case di comunità che, almeno sulla carta, ha raccolto consensi trasversali. L’obiettivo è colmare quel vuoto tra ospedale e territorio che la pandemia ha reso evidente. Ma per riuscirci servono professionisti, servizi a regime, collegamenti digitali funzionanti e una reale integrazione nella rete sanitaria, sociosanitaria e socioassistenziale.

Fondamentale, in questa fase, è quindi garantire personale senza sottrarre risorse preziose agli ospedali. Sulla questione si è espresso anche Bertolaso definendo la mancanza di infermieri meno marcata rispetto a quella dei medici, perché sempre più professionisti stanno scegliendo il territorio, attratti da carichi di lavoro meno pesanti.

Circa la presenza dei medici, premesso che l’assistenza notturna è garantita dalla continuità assistenziale (ex guardia medica) in almeno una Casa di comunità per Distretto, l’assessore ha aggiunto che finora le Asst si sono organizzate principalmente con personale proprio (nel 52% dei casi), liberi professionisti (16%) e specialisti ambulatoriali interni; l’apporto dei medici dell’assistenza primaria (17%) è rappresentato dai medici del ruolo unico e dai medici di famiglia che hanno già l’ambulatorio nelle Case di comunità.

Martedì, a tal proposito, è stato firmato l’accordo nazionale secondo il quale i medici di famiglia dovranno prestare servizio in queste strutture fino a 6 ore settimanali con turni da almeno tre ore tra le 8 e le 20 per 48 settimane l’anno. Bertolaso l’ha definito «un pannicello caldo, una scorciatoia che lascia tempo che trova. Non si va avanti con accordi collettivi, ma con una norma di legge».

Polemica

Il report riferito da Fontana e Bertolaso ha scatenato la reazione del Pd: «I numeri non sono credibili - commenta la consigliera regionale Miriam Cominelli -. Un anno fa questa operazione l’abbiamo fatta noi del Pd, e 96 Case di comunità su 100 previste non avevano tutti i servizi richiesti dal decreto ministeriale, molte non erano state nemmeno aperte. Quest’anno, sarà un caso, ma l’Assessorato non ha più risposto nel dettaglio alla nostra richiesta. Dove c’è il medico di medicina generale 24 ore al giorno, sette giorni su sette? Dove ci sono gli infermieri ogni giorno della settimana? E poi la diagnostica, il punto prelievi e tutte le prescrizioni del decreto ministeriale. Non si prendano in giro i cittadini».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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