Cronaca

Via Lamberti, un anno dopo nulla è cambiato: piove ancora nelle case

E c’è chi convive con la muffa. Gli inquilini sospenderanno il pagamento delle spese condominiali: «Pronti ad andare in Loggia»
Le infiltrazioni sul soffitto © www.giornaledibrescia.it
Le infiltrazioni sul soffitto © www.giornaledibrescia.it

Più di un anno dopo, lo scotch è ancora lì. Al civico 12 di via Lamberti tiene insieme la porta di Ivonne, come nell’agosto del 2025. Anche il tetto è lo stesso, soltanto più marcio. E quando piove, nelle case dell’ultimo piano si tirano fuori secchi e bacinelle. In dodici mesi, una volta sono arrivati amministratori, tecnici comunali e di Aler. Non le riparazioni. Così, nel quartiere Don Bosco, il tempo passa ma i problemi restano fermi. Anzi, peggiorano.

Mehedi mostra il salotto. La muffa attraversa il soffitto del salotto, neanche fosse una decorazione riuscita male. Nell’alloggio di sopra, il cellophane protegge i fornelli dall’acqua che filtra dal soffitto. Una cucina cosparsa di secchi, una sala che si allaga. «Quando piove entra acqua dappertutto», raccontano gli inquilini. In un appartamento sono dovuti intervenire persino i vigili del fuoco. Il tetto fa paura: temono che possa cedere.

Responsabilità

Non è un allarme nuovo. Dopo la raccolta firme dello scorso anno, durante un sopralluogo, l’allora dirigente comunale dell’edilizia abitativa Giampiero Ribolla - ricorda Umberto Gobbi di Diritti per tutti - «aveva ammesso che il tetto è da rifare perché pericolante». Da allora però, denunciano i residenti, non s’è più visto nessuno e nessun intervento è stato realizzato. Eppure qui non si discute di tinteggiare una facciata, ma di poter dormire senza temere la prossima pioggia.

La muffa ha rivestito anche le cantine - © www.giornaledibrescia.it
La muffa ha rivestito anche le cantine - © www.giornaledibrescia.it

Le case sono pubbliche, di proprietà comunale (a cui è in capo la manutenzione straordinaria e sì, il tetto rientra fra questi interventi) e gestite dall’Aler. Quarantotto appartamenti, una parte dei quali disabitata: secondo gli inquilini almeno una dozzina, forse di più. Dietro quelle porte chiuse ci sono appartamenti sottratti, almeno per ora, alla loro funzione. Ma soprattutto c’è una domanda che va oltre via Lamberti: quante famiglie aspettano una casa mentre gli alloggi che già esistono sono in perenne «lista d’attesa» per essere sistemati? È il cortocircuito pubblico: mentre cresce il bisogno di affitti accessibili, ci sono case che restano vuote e altre in cui abitare significa adattarsi al deterioramento. La scarsità di risorse non è solo quella delle famiglie. È anche quella di un patrimonio che, senza manutenzione, perde la propria funzione sociale.

Paura

Poi ci sono le porte. Quelle degli appartamenti, che alcuni hanno sostituito a proprie spese e altri aspettano da ormai undici anni. E quelle degli androni, rotte e – quindi – perennemente aperte. Una donna, presente all’incontro di ieri, è stata aggredita proprio all’interno dell’androne: «Mi hanno bloccata qui, all’interno del condominio». Negli spazi comuni e nel ritaglio verde sotto i condomini, si trovano spesso siringhe abbandonate: «C’è un consumo di droga costante». E questo preoccupa soprattutto le nonne che accolgono i nipotini. Anche entrare e uscire di casa, a certe condizioni, smette di essere un gesto scontato.

La protesta in via Lamberti © www.giornaledibrescia.it
La protesta in via Lamberti © www.giornaledibrescia.it

Di aspettare, intanto, gli inquilini non hanno più né intenzione né forza. E quindi si sono organizzati, ancora una volta. Hanno raccolto altre firme, rimesso in fila richieste vecchie di anni e deciso di passare dalle lettere alla protesta. Sospenderanno il pagamento delle spese condominiali, come già accaduto in via Carpaccio e a San Bartolomeo, dove la mobilitazione ha strappato qualche risultato. Poi porteranno la vertenza in Consiglio comunale, davanti alla sindaca e ai consiglieri comunali. Perché «se il centro non va nella periferia, sarà la periferia ad andare al centro» è il messaggio. Non chiedono privilegi, ma diritti basilari: un tetto che non perda acqua e che non rischi di crollare in testa, porte che si chiudano senza nastro adesivo, la possibilità di vivere senza paura dentro casa propria.

Un anno fa chiedevano di essere ascoltati. Oggi chiedono perché, dopo essersi fatti sentire e ad aver aspettato con pazienza, nulla sia cambiato. È una differenza sostanziale. Perché il degrado di una casa racconta anche il posto che occupa chi ci vive nelle priorità di una città. E a via Lamberti, dopo undici anni di segnalazioni e più di altri dodici mesi di attesa, il problema non è più far vedere le crepe. È ottenere che qualcuno le ripari.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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