Cronaca

Il caro energia nei condomini: la crisi nei palazzi tra morosità e rate

L’Anammi, associazione nazionale degli amministratori di condominio, avverte: «Nei condomini il ritardo nei pagamenti aumenterà del 20%». E i primi tagli sono sulle manutenzioni
Un condominio - © www.giornaledibrescia.it
Un condominio - © www.giornaledibrescia.it

Scala C, primo piano. La luce del pianerottolo è fioca, mezza bruciata. L’ascensore tossisce a ogni piano. Le piante nel cortile sono morte da settimane. Il panorama riflette lo stato d’animo, l’attesa preoccupata delle bollette che - di qui a pochi giorni - non faranno altro che cristallizzare situazioni note: conguagli, rate arretrate, maggiori consumi. E in assemblea condominiale si litiga a denti stretti: conti complessivi che non tornano, famiglie che trattengono il pagamento, aumento delle richieste di rateizzazione (e no, non è un capriccio: spesso è sopravvivenza).

La crisi passa da qui, dai vani scala e attraverso i citofoni. Il caro energia ha trasformato la bolletta in un campo minato: si arriva a un +250% per luce e ascensori e - tra non molto - si sommerà la voce riscaldamento. Sempre più spesso, gli anticipi previsti a inizio anno non bastano e le morosità di chi si barcamena con uno stipendio da 1.200-1.500 euro al mese si accumulano. È a quel punto che la tensione sale: il debito ricade su tutti, anche su chi è in regola. La redistribuzione scatta in automatico, innescando una sorta di «atto di solidarietà forzata».

Perché a chiarire come funziona è stata la sentenza emessa nel 2024 dal Tribunale di Brescia: se la morosità supera i sei mesi, si può essere esclusi dal riscaldamento centralizzato. Chi non paga, resta al freddo. Ma chi paga, con più o meno fatica, comincia a chiedersi: perché dovrei coprire i costi degli altri? Non è sempre questione di irresponsabilità: a volte la morosità è calcolata, spezzata in rate, concordata. Ma resta debito. E il risultato è quello che si vede nella scala C: ritarda le manutenzioni, blocca i lavori, peggiora la qualità della vita e incrina i rapporti.

L’andamento

A rilanciare l’allarme - dati alla mano - è l’Anammi, l’associazione nazionale degli amministratori di condominio, che avverte come - nei prossimi mesi - il ritardo nei pagamenti aumenterà del 20%. «La nostra preoccupazione - ha spiegato il presidente Giuseppe Bica in una nota - è che, in un periodo di grande incertezza, la morosità in condominio aggravi le problematiche che già pesano sul patrimonio immobiliare italiano. A farne le spese saranno, ancora una volta, i professionisti del settore, chiamati a conciliare le richieste dei loro amministrati con le problematiche legate ai rincari energetici e all’inflazione».

Stando alla ricognizione che ha coinvolto 13mila iscritti, il 73% degli amministratori prevede effetti gravi sul proprio lavoro e sulla convivenza nei palazzi. Per alcuni, il fenomeno raddoppierà. I motivi? In primis, le difficoltà economiche (38,8%), poi il mancato rispetto delle regole (36%) e l’incapacità di gestire le finanze (25%). Una miscela che porta a ritardi, tensioni, liti. E cantieri fermi. L’associazione traccia anche una sorta di identikit: i più colpiti sono i grandi stabili, soprattutto in periferia, ma anche i condomìni più raccolti, dove vivono anziani soli o famiglie scivolate solo negli ultimi cinque-dieci anni verso la soglia della povertà.

Nel frattempo, a Brescia si contano 214 sfratti solo in città, 772 in provincia. Famiglie che pagavano, che ci provavano. Gli amministratori chiedono aiuto: fondi, regole, trasparenza nei conguagli, qualcosa che faccia capire che il condominio non è un corpo estraneo, ma una piccola comunità. Fatta di scale, cortili, ascensori, relazioni. Ma finché il debito cresce e nessuno interviene, il palazzo cade a pezzi. Non solo nei muri. Anche nel vivere comune.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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