Cronaca

Capitale Italiana della Cultura, il Garda si candida e svela il logo

La presentazione è andata in scena a Bardolino, ente capofila, ma la squadra è composta da oltre 160 soggetti. L’obiettivo? Un modello di sviluppo sulla partecipazione e sulla valorizzazione
Simone Bottura
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Il Garda vuole essere Capitale della Cultura

Un impegno comune per fare della destinazione turistica un laboratorio culturale. È questo il focus del percorso di candidatura del lago di Garda a Capitale Italiana della Cultura 2029: il progetto punta a fare di uno dei territori più conosciuti d’Europa un modello di sviluppo fondato sulla cultura, sulla partecipazione e sulla valorizzazione di un’identità condivisa.

La giornata

La candidatura è stata presentata ieri a Bardolino, Comune capofila (può presentarla solo un ente giuridico, e il lago di Garda non lo è). «Ma la candidatura è del Garda unito», precisa il sindaco Daniele Bertasi, che ha già raccolto l’adesione formale di oltre 160 soggetti: 37 Comuni del Garda e delle aree limitrofe, compresi i 24 rivieraschi, distribuiti su tre regioni, con la partecipazione, tra gli altri, della Regione Veneto, delle Province di Verona e Mantova e della Provincia autonoma di Trento, insieme a 56 tra istituzioni, fondazioni, università, consorzi e imprese e a più di 70 associazioni del territorio.

Un fronte che continua ad ampliarsi e che individua nella cultura una leva di sviluppo, coesione e crescita sostenibile. Ambasciatore del progetto sarà lo storico Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale, che con GardaMusei promuove da anni l’unione d’intenti e la sinergia tra istituzioni e realtà culturali.

L’iter

Il percorso, avviato lo scorso gennaio, ora entra nelle fasi cruciali. Il 23 settembre il dossier di candidatura, predisposto dall’architetto Daniela Cavallo, sarà consegnato al Ministero della Cultura, che entro metà dicembre annuncerà la rosa dei dieci finalisti. Tra questi, secondo Guerri, ci sarà anche il Garda: «Conosco il meccanismo della scelta dei progetti. Sarebbe assurdo che non ce la facessimo, perché questo è uno straordinario progetto, pieno, totale».

I dieci finalisti saranno poi ascoltati ai primi di marzo dal Ministero, che successivamente proclamerà la località vincitrice. A sostegno della candidatura non mancano gli enti che guardano al lago come a un unico grande sistema territoriale, ambientale, economico, sociale e culturale.

Il lago di Garda visto dall'alto
Il lago di Garda visto dall'alto

La sfida

«Bardolino – ha detto la senatrice Mariastella Gelmini, presidente della Comunità del Garda – è il punto di partenza, ma il protagonista è il Garda nella sua interezza. Il 2029 può regalarci un riconoscimento prestigioso. La sfida decisiva, però, va oltre il titolo di Capitale della Cultura. La vera eredità sarà un modo nuovo e più maturo di pensare e governare il Garda: non tre sponde che procedono separatamente, ma un’unica grande comunità consapevole della propria forza e della propria responsabilità».

Stefania Lorenzoni, presidente di Garda Lombardia e di Garda Unico: «La qualità è oggi il nostro vero obiettivo per il Garda e la cultura è lo strumento più autentico per coltivarla. Qualità di vita per i residenti, vivibilità per la riviera e l’entroterra, un’esperienza migliore per chi lo visita, una tutela più attenta di una regione unica, di cui tutti noi siamo insieme beneficiari e custodi».

Il logo 

Ieri è stato presentato anche il logo della candidatura: una silhouette del lago con i colori delle sue acque e un cuore dorato collocato in corrispondenza di Bardolino.

Il claim che accompagna il marchio è «Un lago cuore del mondo», che salda in un’unica affermazione il riferimento territoriale a quello universale. Per la riviera bresciana è dunque derby con la Valcamonica, che pure ha ufficializzato la propria candidatura, puntando al riconoscimento in occasione del cinquantesimo anniversario dell’iscrizione dell’arte rupestre camuna nella lista del Patrimonio Unesco, avvenuta nel 1979.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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