Inutile partire dai panegirici sull’opera in sé. Il punto, ora, è che ci sono 4,4 milioni di euro del Pnrr legati all’ampliamento del Velodromo di Montichiari e, ad oggi, l’unica certezza è che i lavori sono in ritardo. Il resto – conseguenze, responsabilità, eventuale restituzione delle somme – si muove in una zona grigia che nessuno al momento è in grado di mettere a fuoco.
L’ultimo report disponibile sul portare di rendicontazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza è eloquente: indica un avanzamento inceppato al 25%. Eppure il cronoprogramma prevedeva cantieri già conclusi, anche in vista della rendicontazione fissata per agosto e già prorogata (sulla scia dell’ultima modifica normativa).
I lavori in corso
Il progetto al centro dei riflettori riguarda il Centro del Ciclismo: un salto di scala per un impianto comunale che arriva da una storia tribolata e che, nonostante anni di agonia amministrativa, è il quartier generale della Nazionale azzurra.
Come si è arrivati però fino a qui? La filiera è articolata. Sport e Salute Spa ha gestito l’appalto, Gsm Continental si è aggiudicata la gara, ma la redazione del progetto se l’è dovuta comunque accollare il Comune. Un intreccio che - in ogni caso - alla fine avrebbe dovuto garantire tempi certi. Avrebbe, appunto. «I lavori sono in ritardo rispetto al cronoprogramma e inizio a temere che non riescano ad essere ultimati nei tempi stabiliti – conferma il sindaco Marco Togni –. In caso di ulteriore slittamento scatteranno le penali previste dal contratto, come qualunque appalto pubblico».

Fin qui l’ordinario. Il punto però è un altro: i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (salvo ulteriori revisioni) non ammettono elasticità. Sono legati a criteri e target stringenti. Se l’opera non viene completata entro le scadenze, la revoca delle risorse diventa un’ipotesi concreta.
Ma chi dovrebbe restituire, in quel caso, i 4,4 milioni? Bella domanda. «Abbiamo posto il quesito – ammette Togni – ma per il momento non ci sono coordinate precise su cosa accadrebbe in caso di revoca, né su chi dovrebbe eventualmente restituire le somme, né se la restituzione dovrà essere parziale o totale o, ancora, se oltre una certa soglia di avanzamento dei lavori possa scattare una deroga». Insomma, il manuale delle «istruzioni per l’uso» del Pnrr è incompleto. Significa che, a fronte di un investimento europeo già assegnato, il sistema non è ancora in grado di indicare con chiarezza chi dovrà rispondere nell’ipotesi peggiore.
Il nuovo centro e la regia
Il progetto oroginario prometteva di trasformare il velodromo in un campus sportivo strutturato: magazzino sotterraneo collegato direttamente alla pista, studi medici, laboratori di biomeccanica e fisioterapia, aule, officine attrezzate per la preparazione dei mezzi. All’esterno, ciclodromo, pump track per la mountain bike, pista Bmx, parcheggi. Un’infrastruttura che consoliderebbe Montichiari come polo nazionale stabile della pista.

Intanto, sul fronte della gestione ordinaria, il Comune si prepara all’affidamento diretto alla Federazione ciclistica, che già utilizza l’impianto. Gli approfondimenti tecnici hanno chiarito che non sia necessario procedere con un bando e, proprio in queste settimane, gli uffici sono al lavoro per mettere a punto la convenzione: «Il velodromo non sarà a uso esclusivo della Federazione – chiarisce Togni –, ma resterà aperto alle società locali e agli amatori». L’obiettivo è siglare l’affidamento tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.
Le norme
I documenti cardine per orientarsi nel labirinto del Pnrr sono i dispositivi del Consiglio dell’Unione europea (Cid) e gli Operational agreements. I primi sono gli atti con cui vengono approvati i piani nazionali e le loro modifiche; i secondi definiscono modalità, obiettivi e monitoraggio. A questi si aggiungono le direttive dei dicasteri, in particolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). Ad oggi non c’è una regola generale che valga per tutti i progetti non conclusi entro la scadenza. Le direttive Ue infatti non prevedono uno scenario di «mancato completamento» (cosa che ha invece fatto il governo, prevedendo di rivalersi sui soggetti attuatori inadempienti).
Lo Stato ha però l’obbligo di mettere in campo sistemi per risolvere irregolarità e problemi di attuazione. Qualora le criticità fossero irrisolvibili, lo Stato ha anche la possibilità di intervenire direttamente esercitando poteri sostitutivi. Tradotto: potrebbero intervenire i commissari straordinari.




