Cronaca

Cani morti nel furgone: i cacciatori commissionano nuove analisi

Mentre a Bolzano sono state chiuse le indagini, l’avvocato che segue i bresciani ha incaricato propri consulenti sia sul fronte delle cause di morte che delle condizioni del veicolo
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Il furgone in cui sono morti i sette cani setter
Il furgone in cui sono morti i sette cani setter

Potrebbero cavarsela con poco, ammettendo un reato che però sentono di non aver commesso e patteggiando una pena che verrebbe poi sospesa. Ma non ci stanno a passare per quello che non sono e hanno scelto di vederci chiaro e di assumersi la responsabilità, e i relativi costi, per capire cosa sia esattamente accaduto. 

La scelta

I cacciatori di Preseglie che dallo scorso 14 settembre sono indagati dalla Procura di Bolzano per la morte di sette cani da caccia, sei dei quali trovati senza vita nel retro del furgone nel quale li stavano trasportando e uno spirato poco dopo il ricovero, hanno incaricato l’avvocato Mattia Guarneri, che li difende, di richiedere  e far svolgere consulenze di parte sia dal punto di vista medico-legale, per chiarire le cause delle morte dei cani, sia dal punto di vista tecnico sulla situazione del mezzo. La Procura ha comunicato la chiusura indagini.  «Si tratta di cacciatori che hanno sempre avuto cura dei propri animali, che rifiutano categoricamente l’etichetta di essere persone che li maltrattano. Anche nel caso del viaggio in Lapponia avevano preso tutte le precauzioni necessarie e sono loro i primi che vogliono capire cosa sia accaduto. Per questo abbiamo incaricato alcuni esperti di chiarire aspetti medico-legali e tecnici», ha spiegato l’avvocato Guarneri.

Le analisi

In particolare è stato calcolato nel dettaglio il volume d’aria nel cassone del furgone e il tempo in cui sette cani di quella taglia l’avrebbero consumato. Il gruppo aveva effettuato una prima sosta circa un’ora e mezza prima della scoperta dei cani morti e in quell’occasione, quando comunque il bagagliaio era stato areato, tutti gli animali stavano bene. L’intenzione della difesa è dunque quella di chiarire se la barriera in plexiglas che separava le gabbie, tutte a norma e con un boccione di acqua, dalla zona passeggeri possa essersi spostata modificando le condizioni che erano state approntate per la sicurezza degli animali oppure se un guasto meccanico possa aver provocato la dispersione di monossido di carbonio nella parte di abitacolo riservata agli animali. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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