«Chissà quanto mi costerà la bolletta dell’elettricità». È la domanda che ronza nella testa di molti in questi giorni di caldo insopportabile e di uso smodato (o necessario) del condizionatore. Un tema che si intreccia a doppio filo con i problemi di sovraccarico della rete, che possono causare blackout – anche seri –, come successo nel Milanese, a Bergamo e a Torino.
I valori
In effetti l’attuale ondata di calore ha portato a un incremento dei consumi elettrici anche sulla rete bresciana, lo conferma Unareti del Gruppo A2A. Nell’ultima settimana il carico elettrico è aumentato di circa il 30% (il confronto è tra lunedì 15 giugno e lunedì 22 giugno 2026). Quella di due ieri è stata (per ora) la giornata con il picco di carico più elevato di giugno, con una richiesta complessiva di circa 320 MW, di cui circa la metà riferita alla sola città di Brescia. Si tratta comunque di valori inferiori alla punta registrata il 26 giugno 2025 (350 MW).
A determinare l’aumento del carico, come detto, è soprattutto l’utilizzo dei climatizzatori, il cui consumo dipende da potenza, classe energetica, tecnologia e tempo di utilizzo. Ecco perché il parametro da tenere sotto controllo sono i watt e – in modo particolare – i chilowattora, che misurano l’energia consumata nel tempo. Lo precisa bene il professor Andrea Locatelli, docente ordinario nel corso di Ingegneria elettronica all’Università degli Studi di Brescia: «Dalla potenza si passa all’energia consumata conoscendo la durata di utilizzo dell’apparecchio. Il problema del condizionatore è proprio questo: ha una potenza elevata e spesso resta in funzione a lungo».
La bolletta
Per dare un ordine di grandezza, un climatizzatore domestico efficiente può assorbire mediamente tra gli 0,37 e gli 0,40 kW e arrivare a un consumo stagionale attorno ai 130 o 140 kWh su 350 ore di utilizzo. Apparecchi meno efficienti o portatili possono invece consumare molto di più, anche oltre 1 kWh all’ora.
In bolletta l’impatto può essere significativo, anche se molto variabile. Prendendo come riferimento un costo dell’elettricità di circa 0,30 euro al kWh, un condizionatore efficiente che assorbe 0,5 kWh porterebbe un costo di circa 15 centesimi per ogni ora di utilizzo. Se resta acceso sei ore al giorno, significa circa 90 centesimi al giorno, cioè una trentina di euro in più al mese. Con apparecchi meno efficienti (1 kWh l’ora), la spesa può salire a circa 1,80 euro al giorno, pari a oltre 50 euro al mese.
Sono stime indicative, perché incidono classe energetica, temperatura impostata, isolamento dell’abitazione, ore di utilizzo e tariffa applicata, ma aiutano a capire perché nei mesi più caldi l’aria condizionata possa pesare in modo evidente sui consumi elettrici domestici.
I rischi
Oltre al costo diretto per persone e aziende, l’impiego massiccio e in contemporanea dei condizionatori può portare alcuni problemi sulla rete elettrica. «La potenza massima che la rete riesce a supportare è quella per cui è stata progettata – evidenzia ancora Locatelli –. È chiaro che, se il carico aumenta in modo pesante, si arriva al limite della capacità di sostenere il consumo. L’unica possibilità sarebbe potenziare la rete, ma non so se avrebbe senso farlo solo per supportare picchi che si verificano in pochissimi giorni all’anno».
Per rendere l’idea, il primo luglio del 2025 Terna (l'azienda italiana che gestisce la rete elettrica nazionale ad alta e altissima tensione) ha registrato il picco massimo di domanda elettrica nazionale, pari a circa 56,2 GW, tra le 14 e le 15. Non significa che in quell’ora siano stati consumati 56,2 gigawattora di energia, ma che in quel momento il sistema elettrico nazionale doveva mettere a disposizione quella potenza.
In Provincia
La provincia di Brescia per ora non ha avuto problemi legati alla rete elettrica. A2A conferma che «è un'infrastruttura solida e ben dimensionata rispetto alle esigenze del territorio».
Ma c’è un fattore da tenere ancora più in considerazione. Il fatto che nel Bresciano il carico elettrico maggiore si registra in inverno e non in estate. Può sembrare controintuitivo, ma i dati non mentono. Seguendo tutto il ragionamento che è stato fatto, com’è possibile che in estate la richiesta di energia sia minore rispetto ai mesi più freddi, quando si utilizza principalmente il metano?

La risposta si trova nel fotovoltaico. E lo conferma ancora A2A. «Il massimo carico annuale di energia si è registrato nei mesi invernali, quando il contributo della produzione fotovoltaica è più limitato: nel gennaio 2026 la punta di domanda ha raggiunto i 470 MW».
Parliamo di 120 MW in più rispetto al picco più alto della scorsa estate. Attenzione però: questo non significa che in estate si consumi meno energia elettrica. Significa piuttosto che una parte maggiore della richiesta viene coperta dall’autoproduzione fotovoltaica, riducendo il carico effettivamente prelevato dalla rete.



