In un mondo governato dalla tecnologia i blackout elettrici possono rappresentare un problema enorme. Com’è accaduto negli ultimi giorni in alcune città del Nord Italia. A Milano, Bergamo e Torino l’interruzione di energia elettrica ha creato molti disagi e, in alcuni casi, le abitazioni, gli esercizi commerciali e le aziende sono rimaste senza corrente per diverse ore. Un guaio che per ora – e si possono fare gli scongiuri – non ha toccato la provincia di Brescia.
Alla base del problema c’è il caldo, «che però non incide direttamente sulla rete», precisa Andrea Locatelli, professore ordinario nel corso di Ingegneria elettronica all’Università degli Studi di Brescia. «Realisticamente il problema dipende dal sovraccarico della rete dovuto all’uso dei condizionatori», spiega, aggiungendo che «vediamo tutti i tralicci con i cavi esposti, ma non subiscono grossi problemi derivanti dall’eccessivo calore; i cavi interrati, a maggior ragione, non hanno questo problema».
Il consumo
Il consumo di un condizionatore dipende da potenza, classe energetica, tecnologia e tempo di utilizzo. Il parametro da guardare non sono i volt o gli ampere, ma i watt – cioè la potenza assorbita – e soprattutto i chilowattora, che misurano l’energia consumata nel tempo. Per dare un ordine di grandezza, un climatizzatore domestico efficiente, ad esempio un modello da 9.000 Btu (unità di misura dell’energia termica) in classe A++ con inverter, può assorbire mediamente tra gli 0,37 e gli 0,40 kW e arrivare a un consumo stagionale attorno ai 130 o 140 kWh su 350 ore di utilizzo. Apparecchi meno efficienti o portatili possono invece consumare molto di più, anche oltre 1 kWh all’ora.

«Quello che interessa per valutare il consumo di un utilizzatore è la potenza, quindi i watt. Ma non conta solo quella: c’è da tenere in considerazione anche l’intervallo di utilizzo, cioè l’energia complessivamente consumata. Dalla potenza si passa all’energia consumata conoscendo la durata di utilizzo dell’apparecchio. Il problema del condizionatore è proprio questo: ha una potenza elevata e spesso resta in funzione a lungo», sottolinea Locatelli.
Oltretutto i climatizzatori sono spesso accesi in contemporanea. «Molti watt su un intervallo molto lungo: questo significa molta energia consumata e una rete molto stressata». In inverno non c’è lo stesso problema perché le caldaie usano sì elettricità, ma bruciano soprattutto metano.
La rete
Proprio la rete molto stressata può portare ai blackout. Il primo luglio del 2025 Terna (l'azienda italiana che gestisce la rete elettrica nazionale ad alta e altissima tensione) ha registrato il picco massimo di domanda elettrica nazionale, pari a circa 56,2 GW, tra le 14 e le 15. Non significa che in quell’ora siano stati consumati 56,2 gigawattora di energia, ma che in quel momento il sistema elettrico nazionale doveva mettere a disposizione quella potenza.
«La potenza massima che la rete riesce a supportare è quella per cui è stata progettata – evidenzia ancora Locatelli –. È chiaro che, se il carico aumenta in modo pesante, si arriva al limite della capacità di sostenere il consumo. L’unica possibilità sarebbe potenziare la rete, ma non so se avrebbe senso farlo solo per supportare picchi che si verificano in pochissimi giorni all’anno».
A Brescia
Come detto, Brescia per ora non ha avuto problemi legati alla fornitura di energia elettrica. Lo stesso Locatelli un anno fa aveva detto che un blackout di ampie dimensioni è difficile che si verifichi in Italia. Il professore aveva però anche ricordato che «i picchi di consumo sono concentrati in una stagione in cui la produzione da solare ed eolico è massima, mentre quella da centrali idroelettriche e termoelettriche, pur essendo programmabile, si riduce». Inoltre «l’infrastruttura di rete è maggiormente stressata e più esposta ai guasti che possono essere indotti dagli eventi climatici estremi: non solo il caldo, ma anche i temporali».
Secondo A2A la rete elettrica di Brescia si presenta oggi come un'infrastruttura solida e ben dimensionata rispetto alle esigenze del territorio. «La presenza di nove cabine primarie nel solo Comune di Brescia – tra cui la Cabina Primaria Violino, entrata in esercizio nel 2025 – consente infatti di distribuire in modo efficiente i carichi elettrici, garantendo la qualità e la continuità del servizio», spiegano.
Negli ultimi anni Unareti (società del Gruppo A2A) ha realizzato molti investimenti. «Tra il 2020 e il 2024 sono stati investiti nel territorio bresciano 230 milioni di euro, di cui oltre 105 milioni nel capoluogo, mentre ulteriori 220 milioni sono previsti nei prossimi cinque anni per il rinnovo delle infrastrutture, la realizzazione e riqualificazione di cabine secondarie e la costruzione di altre quattro cabine primarie», precisano.




