Cronaca

Locatelli di UniBs: «Un lungo blackout è improbabile, ma ci può isolare»

Siamo nell’età della tecnologia, ma ci sono alcune circostanze in cui mettersi in contatto con gli altri può diventare difficoltoso
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Una centrale elettrica
Una centrale elettrica

Siamo nell'età della tecnologia. Quella dei grandi e repentini cambiamenti. Quella in cui rimanere isolati sembra impossibile. Ci sono però alcune circostanze – rare – in cui mettersi in contatto con gli altri può diventare difficoltoso, come nel caso dei blackout, che negli ultimi mesi si sono verificati con più frequenza. Abbiamo approfondito la tematica con il dottor Andrea Locatelli, professore ordinario nel corso di Ingegneria elettronica delle telecomunicazioni (Tlc) all’Università di Brescia.

Professore, da cosa dipendono i blackout? Colpa del caldo? Del maltempo?

Ogni caso è diverso, tuttavia la frequenza dei blackout cresce nella stagione estiva per una combinazione di fattori sfortunati. Il caldo estremo è certamente uno di questi, con l’utilizzo pervasivo dell’aria condizionata che porta a un aumento generalizzato dei consumi, in particolare durante il giorno. Questi picchi sono concentrati in una stagione in cui la produzione da solare e eolico è massima, mentre quella da centrali idroelettriche e termoelettriche, pur essendo programmabile, si riduce. Inoltre, l’infrastruttura di rete è maggiormente stressata e più esposta ai guasti che possono essere indotti dagli eventi climatici estremi: non solo il caldo, ma anche i temporali.

In Italia saremmo pronti ad affrontare un blackout come quello che si è verificato nella Penisola Iberica ad aprile?

L’ultimo blackout nazionale in Italia si è verificato nel 2003, a causa di un guasto nell’interconnessione con la rete svizzera. In seguito a quel fatto sono stati potenziati i sistemi di monitoraggio ed è stata aumentata la capacità di riserva, riducendo il rischio di disservizi simili. La penetrazione delle rinnovabili in Spagna è superiore, e questo rende la gestione della rete più complessa. In effetti, le motivazioni del blackout spagnolo del 2025 sembrano legate a una serie di fattori che si sono sommati in modo sfavorevole: picco di consumi e di generazione da rinnovabili, insufficiente capacità di riserva, gestione non ottimale della rete. Non si può escludere l’eventualità di un nuovo blackout nazionale, tuttavia l’esperienza italiana del 2003 e quella spagnola di quest’anno dovrebbero avere fornito indicazioni utili per ridurre la probabilità di eventi su larga scala.

Come si possono tutelare le telecomunicazioni in un caso del genere?

I sistemi di telecomunicazioni necessitano di alimentazione continua, quindi possono essere coinvolti da un blackout. Tuttavia, i nodi fondamentali della rete sono protetti da batterie tampone o gruppi di continuità che possono garantire un’alimentazione di riserva, ma non per un tempo indeterminato. Persino il vecchio telefono fisso nelle moderne reti in fibra ottica prende l'alimentazione elettrica dal modem, quindi non si può considerare un sistema di comunicazione di emergenza. Inoltre, i nostri dispositivi mobili hanno bisogno di una ricarica periodica dalla rete elettrica. L’unico antidoto contro i blackout prolungati è quindi l’immagazzinamento di energia, a ogni livello, sia nelle rete che presso l’utente finale.

Quindi in caso di blackout gli smartphone non funzionano?

Tutti i sistemi di Tlc hanno bisogno di alimentazione elettrica, compresi i ripetitori della telefonia cellulare, i Bts. Le stazioni radio base sono generalmente provviste di batterie tampone che possono fornire alimentazione di riserva fino a qualche ora. Se il blackout si prolunga oltre, come successo nel 2003, le varie stazioni radio base si spengono progressivamente ed è possibile rimanere isolati senza segnale cellulare. Tuttavia, alcuni modelli di smartphone permettono oggi di mandare messaggi di emergenza via satellite in caso di assenza di rete cellulare.

I blackout possono essere causati da attacchi hacker?

La crescente automazione della rete elettrica e l’utilizzo di sistemi di controllo sempre più sofisticati al fine di supportare la crescita della domanda di energia e la crescente penetrazione delle rinnovabili rende la rete elettrica teoricamente più esposta rispetto al passato ad attacchi hacker. Tuttavia, i sistemi di protezione di questa infrastruttura essenziale sono a loro volta sempre più efficaci, quindi solo un attacco ben coordinato e condotto da un’entità molto attrezzata e con profonda conoscenza del sistema potrebbe provocare un blackout su larga scala in un paese come l’Italia. Si tratta quindi di un evento improbabile, ma non impossibile.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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