Caffaro, Pierino Antonioli: «Per noi non è mai stato fatto nulla»

«Eh... Per carità, che inizia la bonifica alla Caffaro sarà anche una bella cosa ma a me, alla fine, non cambia nulla. La verità è che per noi e per i nostri terreni ormai rovinati non è ancora stato fatto niente e, a questo punto, è evidente che mai niente si farà». La voce, gentile e serenamente rassegnata, è quella di Pierino Antonioli, uno degli agricoltori a cui i veleni sprigionati dalla Caffaro hanno letteralmente stravolto e condizionato l’esistenza.
La storia e l’ingiustizia
La sua famiglia è, suo malgrado, l’emblema dell’ingiustizia (sociale e ambientale) che questa storia di veleni trascina con sé. Una storia che l’agricoltore e la moglie Franca non hanno mai smesso di ricordare e di raccontare a chi lo ha chiesto, aprendo sempre le porte della vecchia cascina, che sta qualche metro a sud dello stabilimento di via Nullo e dove il tempo non sembra essere passato, perché tutto – dagli arredi alla disposizione delle sedie posizionate nel piccolo giardino che si affaccia sull’ingresso della veranda – è rimasto (quasi) immobile. Pochi giorni dopo il 13 agosto 2001, quando la vicenda Caffaro diventa pubblica trasformandosi nel «caso Caffaro», gli Antonioli si sono visti portare via tutto: non solo i campi, ma anche le mucche e i polli che sono stati uccisi perché contaminati dai Pcb prodotti dall’industria chimica.
Per lo stesso motivo, gli fu proibito di coltivare nei campi: le analisi condotte dall’allora Asl (oggi Ats) sugli animali e sugli ortaggi coltivati nel suo orto rilevarono una contaminazione troppo eclatante per essere ignorata. E ben presto si scoprì che quei Pcb avevano contaminato anche il suo sangue e quello dei suoi figli. Di colpo, nell’arco di una notte, Pierino ha perso il lavoro – e il sostentamento – di una vita.
Oggi
Sono passati venticinque anni e la famiglia di Pierino, ad oggi, non ha ancora ricevuto alcun risarcimento. Anzi, a un certo punto, si è persino trovata a dover pagare l’Imu su quei terreni infestati dagli inquinanti e non più utilizzabili. «Oltre al danno, anche la beffa» ricorda.
Grazie alla battaglia avviata dai comitati ambientalisti – innescata da Basta veleni, che ha poi coinvolto la città – nel 2020 gli Antonioli (insieme ad alcune decine di proprietari) sono stati esentati dal pagamento dell’imposta. In questi anni, comunque, hanno dovuto sopravvivere con una pensione di poche centinaia di euro, ma – come dice lui – «noi, in fondo, siamo gente semplice: ci basta poco per campare. Qui ciclicamente si parla di soldi stanziati per la bonifica, di risarcimenti che devono arrivare allo Stato. Fatto sta che a noi non è mai arrivato neanche un centesimo. E, ormai, siamo vecchi...». Sua moglie Franca oggi ha 81 anni, Pierino ne ha compiuti 83. E sta affrontando le cure per il suo quinto tumore.
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