Caffaro, cosa rappresenta per Brescia la bonifica: parola ai sindaci

Nella storica giornata del via ai lavori di bonifica del Sin Caffaro, parlano i primi cittadini che dai primi anni Duemila a oggi si sono occupati della questione.
Paolo Corsini, sindaco dal 1998 al 2008
La bonifica della Caffaro «rappresenta una sfida che vede il coordinamento tra le istituzioni interessate con la messa in campo di sinergie e risorse nella prospettiva di rendere ancora fruibili per le diverse destinazioni previste dalla pianificazione urbanistica aree compromesse dall’inquinamento da Pcb». Paolo Corsini è il primo sindaco di Brescia ad occuparsi del caso Caffaro esploso nell’estate del 2001. Da lì inizia una lunga fase di indagini e interlocuzioni, fino ad arrivare al 2003, quando «il Ministero dell’Ambiente, sollecitato dal Comune, definisce il perimetro del Sin (Sito di interesse nazionale)».
In parallelo, la Loggia ha lavorato sugli altri fronti: «Fra il 2002 e il 2008, sono state molteplici le attività intraprese: progettazione e pianificazione di interventi per studiare e definire il fenomeno e individuarne i responsabili, analisi sui vari inquinanti, focus group, assemblee e valutazione del rischio per la salute dei cittadini». Fino ad arrivare anche all’azione pratica: «Abbiamo messo in sicurezza la falda sottostante l’azienda e le acque superficiali, chiuso parco Passo Gavia, e reiterato le ordinanze di divieto di consumo di prodotti alimentari coltivati in loco».
E chiaro che in quegli anni il risanamento era subordinato alla fase di indagine: «Abbiamo avviato interventi sperimentali di bonifica su tre aree private al Primo Maggio con l’allora Asm e messo in sicurezza due scuole». Sul finire del suo mandato, nel 2007, viene definita la prima bozza di accordo di programma.
Adriano Paroli, sindaco dal 2008 al 2013
Dopo 25 anni di attesa oggi iniziano le demolizioni nell’area Caffaro in via Nullo. Una giornata storica, «speriamo che un pagina così buia e spinosa possa, in tempi non troppo lunghi, diventare solo un ricordo». Adriano Paroli ha guidato la Loggia dal 2008 al 2013, oggi è senatore nei banchi di Forza Italia. Lo storico via ai lavori è l’occasione per tornare indietro nel tempo, ripercorrere la storia d questa vicenda incredibile da molti punti di vista. «Fin da subito io e la mia squadra ci siamo occupati della vicenda Caffaro – racconta l’ex primo cittadino –, un tema molto delicato che ha coinvolto la città nel suo complesso, allargandosi anche fuori dai suoi confini».
Nella sua giunta fu Paola Vilardi a occuparsi direttamente della questione avendo lei la delega assessorile all’ambiente. «Colgo questa occasione per sottolineare una volta in più l’ottimo lavoro che fece anche su questo fronte Paola Vilardi, grazie al suo impegno riuscimmo a mettere le premesse siglando il primo Accordo di programma, e le basi, per ottenere i fondi nazionali». Paroli sottolinea come la questione Caffaro non potesse infatti essere solo un tema da gestire a livello comunale, «io me ne sono occupato da sindaco e poi ho continuato in Parlamento, collaborando in particolare con Emilio Del Bono. L’ennesimo esempio che quando la politica sa fare fronte comune riesce a dare risposte concrete anche a problemi apparentemente insormontabili». Guardando al futuro, Paroli sottolinea la necessità di continuare a lavorare per sistemare la falda.

Emilio Del Bono, sindaco dal 2013 al 2023
«Ci siamo, siamo ad un passo importante, l’avvio delle demolizioni Caffaro. Ma qui ci siamo arrivati, grazie ad un percorso che va conosciuto e rivendicato». L’ex sindaco di Brescia Emilio Del Bono torna al 2013, anno della sua prima elezione: «Le risorse stanziate per il Sin erano poco più di 6 milioni, nessuna opera di bonifica o messa in sicurezza era stata realizzata, né dentro il perimetro industriale, né fuori». Era poi necessario istituire un commissario: «Scelta che si è rivelata decisiva per aver portato alla prossimità un’azione diversamente lontana, romana ed inefficace». Sono quindi arrivati Moreni, Nava e Fasano, «senza i quali non saremmo arrivati al Progetto operativo di bonifica, alle bonifiche dei parchi pubblici e all’attuale avvio dei lavori nel sito industriale».
E poi la partita fondamentale delle risorse, «da poco più di 6 milioni a poco meno di 100 milioni. Risorse dello Stato a cui si sono aggiunte quelle del Comune per i parchi pubblici fuori dal Sin». Per concludere l’intervento ci vorrà tempo, «ma la strada è tracciata e nell’area troverà, per un contrappasso dantesco, nuova vita la natura oltre che nuove funzioni». C’è una morale in questa vicenda: «Se una comunità vuole, se le istituzioni si muovono in modo coordinato e determinato, anche ciò che sembrava quasi impossibile, si è reso possibile. L’estirpazione definitiva di una ferita ambientale profonda. Una ferita che piano piano si rimarginerà, lasciando una pelle nuova alla nostra città».

Laura Castelletti, sindaca dal 2023
«Essere la sindaca della bonifica è un onore e, insieme, una grande responsabilità. Venerdì 13 febbraio è una data destinata a restare nella storia di Brescia, perché segna l’inizio di un momento atteso per anni, frutto di un impegnativo lavoro di squadra: dentro l’area Caffaro partiranno le prime demolizioni e, con esse, la bonifica concreta del sito. Non più solo progetti, carte o riunioni tecniche, ma cantieri operativi». Sono parole della sindaca Laura Castelletti. «Si comincia con l’abbattimento del primo fabbricato dello stabilimento tra via Nullo e via Milano, l’avvio del decommissioning affidato a Greenthesis e al raggruppamento di imprese incaricato. Un gesto semplice da raccontare, un edificio che crolla, ma che racchiude un significato profondo: il passaggio dalle promesse ai fatti».
E ancora: «Alle demolizioni seguiranno perforazioni, campi prova e l’impiego di tecnologie avanzate per risanare il terreno e mettere in sicurezza la falda». Conclude la sindaca Castelletti: «Per decenni la Caffaro è stata una ferita aperta, il simbolo di ciò che non aveva funzionato. Oggi diventa l’inizio di una rinascita, perché bonificare significa restituire salute, sicurezza e prospettive a un quartiere e all’intera comunità. È un percorso lungo e complesso, ma sappiamo che una città cresce davvero solo quando trova il coraggio di risanare il proprio passato e costruire, con determinazione, un futuro migliore».
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