Per quarant’anni nessuno lo aveva toccato né notato. Era rimasto su uno scaffale impolverato di un vecchio laboratorio della Caffaro, dimenticato insieme al resto dello stabilimento. Quando gli operai impegnati nella bonifica lo hanno visto, hanno capito che quel boccione di vetro dal liquido giallastro non era un reperto qualsiasi. Il sospetto che contenesse acido picrico, sostanza altamente esplosiva in determinate condizioni, ha fatto scattare l’immediato isolamento dell’area e l’intervento dei Vigili del fuoco.
Pomeriggio movimentato
Il ritrovamento è avvenuto un paio di ore fa all’interno del cantiere di via Nullo, dove è in corso la prima fase della bonifica del sito industriale. Gli operatori di Greenthesis, coordinati da Emilio Cucciniello, stavano effettuando la ricognizione degli spazi un tempo destinati ai laboratori chimici quando si sono imbattuti nel recipiente. Il responsabile della sicurezza ha immediatamente disposto l’isolamento del locale e attivato il protocollo previsto per situazioni di questo tipo.

«L’ottimo lavoro delle imprese e del coordinatore della sicurezza ha fatto sì che la situazione sia stata gestita immediatamente al meglio», spiega il commissario straordinario del Sin Caffaro, Mauro Fasano. «Si sono subito accorti che quella sostanza poteva essere pericolosa, hanno quindi isolato quell’area e allertato i Vigili del fuoco». Che sono subito intervenuti in via Nullo, mentre il commissario ha informato anche il prefetto Andrea Polichetti. Le autorità stanno ora coordinando le operazioni necessarie per mettere in sicurezza il contenitore e stabilire come procedere.
I lavori proseguono
Il ritrovamento non cambia il cronoprogramma della bonifica. L’area interessata è stata delimitata e, fino a nuovo ordine, in quel locale non entreranno né operai né mezzi. Tutto intorno, invece, il cantiere continua a lavorare regolarmente e le demolizioni proseguono come previsto.
Nelle prossime ore saranno gli specialisti dei Vigili del fuoco a verificare le condizioni della sostanza. L’elemento decisivo è capire se l’acido picrico sia ancora conservato in soluzione acquosa (come sembra), condizione nella quale non presenta particolari criticità, oppure se con il passare dei decenni si sia essiccato, circostanza che lo renderebbe potenzialmente instabile e pericoloso. Per questo, secondo il commissario, «non c’è assolutamente da preoccuparsi, anzi: quel boccione era forse più pericoloso prima rispetto ad ora».

Solo al termine degli accertamenti verranno definite le modalità di rimozione e smaltimento del boccione. La procedura, per molti aspetti, ricorda quella seguita quando in un cantiere affiora un ordigno bellico: si isola l’area, si mettono in sicurezza le persone e intervengono gli specialisti. In questo caso, però, non saranno gli artificieri, bensì i chimici, chiamati a neutralizzare un’eredità del passato riemersa nel cuore della bonifica della Caffaro.
Quel boccione, rimasto indisturbato per almeno quarant’anni, è anche il simbolo della complessità di un intervento che continua a riservare sorprese. Dietro le pareti degli edifici industriali, chiusi da decenni, possono ancora nascondersi sostanze e materiali che impongono verifiche puntuali e procedure straordinarie, senza però rallentare il percorso di risanamento del sito.



