Questo articolo fa parte di una serie di reportage dedicati ai 33 quartieri di Brescia: un viaggio alla scoperta della storia, dei volti e delle trasformazioni urbane che hanno ridefinito la città. Per scoprire tutti gli altri capitoli clicca qui.
San Polo Cimabue
Alta, grigia e attraversata da fasce colorate che la rendono subito riconoscibile. È la torre Cimabue, simbolo indiscusso di un quartiere che ha fatto dell’housing sociale e del mix abitativo il proprio tratto distintivo. A San Polo Cimabue «ha fatto parlare residenti, associazioni e comunità, nel bene e nel male». E ancora oggi è un elemento identitario del rione.
La storia
La sua storia inizia negli anni Settanta quando la Brescia industriale si espande, la popolazione cresce e si inizia a pensare a un disegno urbano capace di garantire alle famiglie degli alloggi a un prezzo accessibile. L’intuizione arriva grazie a Leonardo Benevolo, architetto e urbanista bresciano, che progettò il quartiere San Polo con un fine preciso: fornire una risposta urbanistica a un’esigenza sociale.
Tra case a schiera con giardini e villette indipendenti nel suo disegno figuravano anche degli edifici alti. Erano «le 5 torri»: Tintoretto (che dal 2022 non c’è più), Cimabue, Raffaello, Michelangelo e Tiziano. Costruite perché si potesse rispondere alle esigenze di tutti.
Associazioni
Ma le torri non sono solo un complesso di case, sono anche rete sociale. «Erano state pensate come un complesso – spiega il presidente del Consiglio di Quartiere Andrea Coletto –, dotato di alloggi, ma anche di una serie di associazioni a servizio del quartiere».
Alla base della torre Cimabue infatti operano diverse realtà sociali, come Colab «che promuove il benessere mentale attraverso laboratori, attività culturali e spettacoli», il centro polifunzionale Casa delle Associazioni e LudoNet, «un luogo di aggregazione giovanile che propone iniziative per i ragazzi, con particolare attenzione per i temi dell’inclusione». Quest’ultima lavora con la cooperativa Elefanti Volanti, «impegnata a sostenere le famiglie nel loro compito educativo».

Molto attivo anche il Circolo Acli San Polo «che oltre alle tradizionali attività aggregativa, coordina il servizio Polobus per anziani a persone con disabilità». Completano il quadro l’Università della terza età, la biblioteca Parco dei libri, il gruppo Scout Brescia 7, l’associazione genitori dell’Istituto comprensivo est 1, la parrocchia delle Sante Beata Capitanio e Vincenza Gerosa e la parrocchia di Sant’Angela Merici, con il relativo oratorio.
Verde
A San Polo Cimabue il verde non manca, anzi rappresenta uno degli elementi distintivi del rione. I polmoni verdi sono il parco Ducos 2 e il parco Cimabue. «Quest’ultimo è al centro di un progetto di riqualificazione, finanziato grazie al Bilancio Partecipativo – spiega il membro del CdQ –. E prevede la sostituzione dell’arena esistente con una nuova con una nuova struttura dotata di tribuna e allacci elettrici».

Tra progetti urbani e criticità
Nonostante le risorse presenti, a San Polo Cimabue le criticità non mancano. «La prima riguarda l’ex Tintoretto – racconta Coletto –. La demolizione è stata realizzata con l’obiettivo di realizzare nuove palazzine di housing sociale a prezzi calmierati». Tuttavia a causa del Covid e dell’aumento dei costi i tempi sono rallentati. Anche nell’area verde della torre Cimabue le lamentele non scarseggiano, «soprattutto in relazione a episodi di abbandono di rifiuti».
Preoccupazioni anche in tema di viabilità, lungo via Verrocchio, «dove le auto sfrecciano, i marciapiedi sono stretti e poco accessibili, e gli spazi di fronte all’Istituto comprensivo est 1 sono insufficienti a garantire sicurezza». La richiesta del Consiglio di quartiere è pertanto quella di «ripensare l’assetto della via, redistribuendo gli spazi tra pedoni, auto e verde, e creando un luogo di ritrovo per studenti e famiglie».
Infine grande attenzione è rivolta all’ex Baribbi, un tempo sede delle attività industriali della Inveco Mezzi Speciali: «Il progetto prevede la realizzazione di nuovi insediamenti residenziali e di funzioni commerciali di media distribuzione – precisa il presidente del Cdq –. Tuttavia tra le preoccupazioni vi è la necessità di garantire che i nuovi interventi non producano effetti negativi sugli equilibri commerciali esistenti».




