Quando i quartieri si svuotano e il silenzio pesante avvolge le città c’è persino chi li vede. Non è un caso che li chiamino «invisibili». In realtà non hanno mai smesso di esserci. Per loro le stagioni pari sono quelle più dure: come l’inverno, anche l’estate è proibitiva. E quest’ultima, una delle più roventi degli ultimi decenni, è stata complicata da affrontare sia psicologicamente che fisicamente.
Mentre sui social ci si lamentava del caldo rinfrancati da condizionatori o ventilatori, a Brescia centinaia di persone arrancavano tra un dormitorio e una mensa, tra un rifugio e un marciapiede. Ai problemi quotidiani si sono aggiunti quelli climatici. Arrivano all’ombra della Loggia dalla provincia ma anche da Milano, Verona, Padova. Sono tossicodipendenti, stranieri ma anche minori, precari, sottopagati, divorziati o separati. Tra i senzatetto trovare un comune denominatore che non sia la solitudine è impresa ardua. Perché le storie sono diverse e le vite sono mosaici complessi.
Cambiamenti
C’è un aspetto che però preoccupa più degli altri: anche se la maggior parte di chi chiede aiuto ha tra i 45 e i 60 anni, stanno aumentando i più giovani. A bussare alla porta di associazioni e realtà solidali ora ci sono anche trentenni e in alcuni casi ventenni. I senza fissa dimora che affollano gli angoli bresciani dell’invisibilità disseminati in città sono molti più di quelli che si vedono. Affollano i marciapiedi, stazionano davanti agli ingressi chiusi e sotto alle pensiline.

E se col freddo cercano di muoversi il più possibile, col caldo i movimenti sono ridotti al minimo. Così spesso ci si rifugia all’ombra di un palazzo, sotto una tettoia. Ma le persone che affollano gli angoli bresciani dell’invisibilità disseminati in città sarebbero molti di più. Affollano i marciapiedi, stazionano davanti agli ingressi chiusi e sotto alle pensiline. E con le temperature record la loro vita fragile si trasforma ancora di più in una lotta per la sopravvivenza.
Il rapporto Caritas
Nel suo ultimo rapporto Caritas Brescia insiste proprio sulla stabilizzazione dei numeri: «Il dato forse più significativo non riguarda un forte aumento delle persone aiutate, quanto il rischio di una cronicizzazione della povertà. Sempre più spesso le situazioni intercettate non sono emergenze temporanee, ma condizioni che tendono a protrarsi, nelle quali una difficoltà economica iniziale si accompagna progressivamente a problemi abitativi, lavorativi e di salute».
Per questo la risposta non può limitarsi all’aiuto immediato: diventa fondamentale rafforzare la collaborazione tra Caritas, istituzioni, servizi sociali, mondo sanitario e comunità locali, affinché l’accompagnamento delle persone sia realmente condiviso e continuativo. Nel Centro di ascolto diocesano «Porta Aperta» il numero delle persone incontrate negli ultimi due anni è stabile (430 nel 2025, 436 nel 2024) ma stanno aumentano i primi colloqui, segno del continuo emergere di nuove situazioni di fragilità.
Povertà cronica
Anche il sostegno garantito dalle Caritas parrocchiali restituisce l’immagine di una povertà che tende a consolidarsi già dallo scorso anno. Attraverso il Fondo Briciole Lucenti, nel 2025 sono state sostenute oltre 1.100 famiglie. Più della metà delle risorse è stata destinata al pagamento delle utenze domestiche e un ulteriore 17% agli affitti e alle altre spese abitative: complessivamente circa tre quarti degli aiuti economici riguardano la casa, confermando come il mantenimento dell’abitazione rappresenti oggi uno dei principali fattori di vulnerabilità.
La rete solidale di Brescia è comunque ampia: sono in totale oltre 250 gli ospiti delle diverse strutture di accoglienza cittadine: oltre a quelli della Caritas, sono sempre aperti i centri Chizzolini, San Vincenzo, Pampuri e Mazzucchelli. C’è chi viene accolto da tempo e chi ha intrapreso percorsi di recupero, ma ci sono anche coloro che non hanno mai bussato alle porte dell’aiuto e che decidono di dormire in strada. Nonostante caldo e freddo.




