Cronaca

Il Centro San Clemente a 75 anni dall’intuizione di don Faustini

Nato nel ’51 come centro per istruire i migranti italiani, ha poi saputo cogliere lo spirito dei tempi
Claudio Baroni
Il San Clemente nasce nel '51 come centro per istruire i migranti
Il San Clemente nasce nel '51 come centro per istruire i migranti

Settantacinque anni esatti. È dal 1951 che il Centro San Clemente è sulla scena. Attraverso la sua storia si potrebbe ripercorrere l’evoluzione incredibile della realtà bresciana. All’origine era un sostegno di base, immaginato per chi aveva bisogno di tutto e pensava ad andarsene dall’Italia in cerca di migliori condizioni di vita, oggi è il più variegato ventaglio di proposte formative che vanno dal fitness alle bitcoin. E lungo il tragitto, una continua innovazione. Nel segno dei tempi.

Vulcanico sacerdote

Il Centro linguistico San Clemente nasce da una felice combinazione fra la lungimiranza di mons. Giacinto Tredici, il vescovo di Brescia di allora, e la vivacità pastorale di un sacerdote intraprendente. Viene creato, infatti, su sollecitazione del vescovo, da don Pietro Faustini, uno di quei preti che segnarono la vita della città. Don Faustini era un vulcano. Classe 1913, originario di Gavardo, sacerdote dal 1936, arriva nella piccola parrocchia cittadina di San Clemente dopo un periodo in Valtrompia, prima a Villa Carcina e poi a Gardone. Intelligenza vivace, ha una forte passione per l’editoria e il giornalismo.

Sua la firma bresciana di punta del quotidiano cattolico «L’Italia». Ama stare tra la gente ed è qui che coglie come ci siano molti bresciani che pensano di emigrare in cerca di lavoro in Svizzera e Germania, in Francia e Belgio. Sono persone di buona volontà ma con scarsa preparazione scolastica. Come aiutarli? Don Faustini crea il Centro migranti della Diocesi e sa che la prima difficoltà per un migrante è la lingua, indispensabile da conoscere per non trovarsi totalmente spaesato. Il Centro linguistico San Clemente nasce con questo intento. E non sarebbe male ricordarlo, oggi, che il fenomeno della migrazione in Europa viene vissuto con crescente intolleranza.

Formazione costante

Don Faustini è attivissimo e il centro culturale che ha avviato presto amplia le proprie attività. Quelli sono gli anni della divulgazione popolare, dei corsi serali, della formazione rivolta a giovani ed adulti desiderosi di migliorare le proprie conoscenze e le proprie condizioni di vita. La proposta del San Clemente diventa più articolata. Sarà tra i primi a proporre corsi di sociologia, di cultura, di arte, ma anche di informatica e proprio agli albori dell’innovazione tecnologica.

Nel volgere di un ventennio, dall’idea della formazione di base per i migranti si passa a sperimentazioni di corsi da università popolare, e ai primi progetti di formazione permanente. Don Faustini rimane il punto di riferimento fino al 1986, quando per ragioni di età lascia la parrocchia del centro e si ritira a Villanuova sul Clisi, dove morirà due anni dopo. Per il Centro si apre una nuova stagione, ancora una volta su iniziativa del vescovo di Brescia, che in quegli anni è monsignor Bruno Foresti.

Esperienza da reiterare

L’obiettivo è di non lasciar cadere un’esperienza che aveva dato già grandi frutti e che aveva maturato una sua consistenza, certo difficile da mantenere con l’uscita del fondatore. Monsignor Foresti affida la sfida alla Cooperativa Vincenzo Foppa. La cooperativa era ai primi passi: nata nel 1985 per iniziativa dello stesso vescovo insieme a monsignor Giuseppe Cavalleri e a don Vincenzo Zani, già aveva iniziato a gestire il Liceo artistico Foppa.

L’aggiunta del Centro linguistico-culturale San Clemente rappresenta un ampliamento dell’offerta educativa, ma anche una bella sfida organizzativa e gestionale. I risultati di questi anni mostrano quanta strada si è fatta. Oggi il Gruppo Foppa, con la regia dell’amministratore delegato Giovanni Lodrini, è una realtà importante e di punta non solo per la nostra città, dalla formazione professionale alla ricerca accademica. Il Centro San Clemente fa parte di questo mondo, e in modo significativo.

Tra i corsi che offre, l’apprendimento delle lingue resta uno dei pilastri. Ma poi si spazia dalla cultura all’arte, dalla musica alla creatività, dallo stile alla bellezza, dal fitness al benessere, dalla cucina alla pasticceria e alla preparazione di bevande, dall’informatica ai nuovi media, dalla comunicazione al lavoro. Le proposte cercano di intercettare gli hobby, le passioni personali, gli interessi e le curiosità, ma anche – e forse, soprattutto – la formazione permanente. Offre anche proposte personalizzate. La qualità dei corsi giustifica la quantità delle adesioni. Pilates e autostima, russo giapponese e lingua dei segni, finanza consapevole, intelligenza artificiale e bitcoin… Anche questo è lo spirito dei tempi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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