Nella Polizia di Stato le Bodycam sono in dotazione alle Uopi, le unità operative di pronto intervento che vengono schierate con funzioni antiterrorismo o di gestione di situazioni critiche, e al Reparto Mobile, gli specialisti dell’ordine pubblico.
Nei Carabinieri invece le hanno gli equipaggi del Radiomobile, il pronto intervento di ogni Compagnia, e le Api, Aliquote di pronto intervento, analoghe alle Uopi della Polizia. Le polizie locali, per ora, non ne sono dotate ma, come ha chiarito il segretario provinciale dell’associazione che le riunisce Alessio Moladori, «auspica che rapidamente si arrivi all’adozione di questo fondamentale strumento di tutela».
In queste ore, dopo la morte a Bologna di Abderrahim Fakir durante un intervento della Polizia, il tema è di grande attualità e ha suscitato polemiche e manifestazioni anche a Brescia.
Contesto operativo
Tutti gli altri reparti, come le Volanti della Polizia, che fanno pronto intervento nelle città capoluogo e nei centri principali, o le stazioni carabinieri, oltre 4mila in tutto il territorio, per ora non ne sono dotate ma, è bene specificarlo, i vertici di Polizia e Carabinieri non ne vietano e anzi ne incoraggiano l’uso come dotazione personale degli operatori.
Ci sono però delle differenze fondamentali tra queste due tipologie di bodycam. Gli strumenti sono gli stessi ma la gestione è opposta. Quelle «aziendali» infatti, vengono assegnate come dotazione di servizio e il loro utilizzo diventa obbligatorio. Allo stesso modo la gestione del materiale registrato è normata e i video finiscono in un server a cui hanno accesso uffici specifici e non l’agente o il militare che indossava la microcamera.
Tutt’altro discorso per chi ha scelto personalmente di comprarsi una bodycam: il proprietario decide quando accenderla e quando spegnerla e le immagini, di norma, vengono scaricate in tempo reale sul cellulare personale.
Le prospettive
Una situazione che il Siulp, sindacato unitario dei lavoratori di pubblica sicurezza, spera venga «presto sanata con l’assegnazione dello strumento a tutti i colleghi che operano sulla strada, con un protocollo ministeriale per la gestione della privacy di tutti, della conservazione delle immagini e del loro successivo utilizzo – spiega il segretario provinciale bresciano Rosario Morelli, che aggiunge – le immagini sono uno strumento fondamentale ma per accertare la verità sono utili anche le testimonianze e le dichiarazioni di chi ha assistito alla vicenda e una attenta analisi del contesto dell’intervento».
Il Siulp poi «si costituirà parte civile contro chi ha provocato gli scontri alla manifestazione di Bologna in cui 64 colleghi sono rimasti feriti». Non solo: «Il Siulp vorrebbe che questo dibattito si concentrasse sui poliziotti come lavoratori e non venisse usato da questa o quella parte politica per raccogliere voti o denigrare gli avversari».
La lentezza
Ugualmente netta la posizione di Psc, Pianeta Sindacale Carabinieri, per voce del segretario nazionale Vincenzo Romeo: «In Italia le forze di polizia soffrono la lentezza della gestione delle sperimentazioni delle nuove strumentazioni. La politica dovrebbe ascoltare chi quotidianamente è sulla strada per sapere cosa serve davvero». Per la rappresentanza sindacale «non solo le bodycam ma vorremmo anche droni che si alzino per riprendere tutti gli interventi dall’alto o seguire le auto e anche dashcam sulle vetture di servizio per riprendere tutto quello che accade attorno».
Entrando poi nel dettaglio della responsabilità è ancora più netto: «Un operatore oggi è chiamato a rispondere di ogni sua azione ma l’amministrazione non gli fornisce tutti gli strumenti di cui avrebbe bisogno». Sul tema della lentezza nell’adozione «giustificata da ragioni di privacy», il sindacalista insiste: «Siamo operatori di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza, trattiamo le immagini come le altre fonti nel nostro lavoro. Purtroppo stiamo tutelando chi delinque e non chi contrasta la delinquenza».
Alessio Moladori, Associazione bresciana delle Polizie Locali rimarca: «Le Bodycam sono uno strumento di garanzia per i rapporti tra il cittadino e la pubblica amministrazione e uno strumento di tutela della sicurezza. Tutti abbiamo corsi di de-scalation, procedure standard e nelle situazioni in cui non si riesce ad evitare il contatto fisico una preziosa testimonianza di tutto quello che è accaduto.
Il soccorso sanitario
Da almeno tre anni Areu, l’Agenzia regionale emergenza e urgenza, ha adottato un protocollo specifico di tutela degli operatori sanitari che si basa anche sull’utilizzo delle Bodycam.
L’obiettivo, a differenza delle forze di polizia che vogliono prima di tutto certificare la correttezza del proprio operato quando sono costrette ad usare la forza, è quello di scoraggiare le aggressioni al personale sanitario, purtroppo aumentate negli ultimi anni come hanno più volte denunciato le organizzazioni di categoria, e avere documentazione per una eventuale successiva azione legale a tutela di soccorritori, medici e infermieri.
La sperimentazione è partita nel maggio del 2024 dalle province di Bergamo e Monza e poi la distribuzione è stata capillare nei mesi successivi arrivando oggi ad avere una bodycam come dotazione di tutti i capo-equipaggio dei mezzi di soccorso di base e di quelli avanzati. Cioè tutti quelli che sono in servizio sul territorio.
Attivazione volontaria
A differenza delle forze di polizia però l’attivazione è volontaria, lo sceglie l’operatore in base alla situazione in cui si trova. Indossarla, e in modo ben visibile, invece è obbligatorio. Anche una telecamera spenta, ma che potrebbe essere accesa, funziona come deterrente. L’indicazione comunque è di averla sempre accesa perchè anche le situazione all’apparenza più tranquille possono mutare all’improvviso.
Gli operatori comunque, quando si trovano in situazioni di pericolo attivano un particolare protocollo con la centrale operativa che prevede, tra le altre cose, l’acquisizione delle immagini a fine missione da parte del server centrale di Areu e la loro visione, come per le forze di polizia, è autorizzata solo da parte dell’ufficio legale dell’Agenzia. Allo stesso modo la conservazione o l’eventuale cancellazione sono regolate da specifiche procedure fissate da Areu.




