Violenza contro chi cura, 805 operatori sanitari aggrediti nel Bresciano

In Italia la violenza contro chi cura è una ferita aperta che nel 2025 ha visto oltre 23mila operatori sanitari coinvolti in 18mila episodi. Un fenomeno preoccupante che tocca da vicino anche la nostra provincia, un territorio in cui lo scorso anno 805 professionisti degli enti pubblici hanno segnalato aggressioni, minacce, momenti di paura vissuti mentre erano al lavoro per assistere gli altri.
Il trend nazionale
A fornire un’occasione per parlarne è la Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie pubblicata nella Giornata nazionale di prevenzione contro la violenza agli operatori sanitari e socio-sanitari.
La Relazione mette in evidenza l’aumento degli aggrediti che hanno scelto di denunciare (dai 22mila circa del 2024 ai 23.367 del 2025) e conferma molti dei trend: le aggressioni sono soprattutto di tipo verbale (69%); in un quarto dei casi sfociano in attacchi fisici, mentre nel 6% si dirigono contro cose.
Chi sono gli aggressori e le vittime
Gli aggressori sono prevalentemente i pazienti e il sesso femminile è il più colpito. I professionisti più frequentemente vittima di aggressione sono gli infermieri (55%), seguiti da medici (16%) e operatori socio-sanitari (11%). Quanto agli scenari, quello più frequente è l’ospedale, specie il pronto soccorso.
La novità, sempre a livello nazionale, è la crescita delle persone denunciate o arrestate per il reato di lesioni personali gravi o gravissime: nel 2025 sono arrivate a 1.096, più del doppio rispetto all’intero triennio precedente.
La crescita è con ogni probabilità frutto dei recenti interventi normativi. «Aggredire chi cura significa indebolire l’intero Ssn, compromettere la qualità delle cure e incrinare quel rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti che è alla base di ogni percorso di assistenza», commenta il ministro della Salute Orazio Schillaci.
In Lombardia c’è un calo
In Lombardia i dati sono stati elaborati e raccolti per la prima volta con un sistema centralizzato dall’Agenzia di controllo del sistema sociosanitario lombardo (Acss) e dalla Direzione generale Welfare della Regione. Emerge che il numero di operatori degli enti pubblici che hanno subito un’aggressione è stato 4.826 (dei quali 805 nel Bresciano), in calo del 15,2% rispetto ai 5.690 del 2024.
Considerando anche le strutture private di ricovero e territoriali, il totale delle segnalazioni nel 2025 è stato 8.953, rispetto alle 10.664 del 2024.
«I dati – commenta l’assessore al Welfare Guido Bertolaso – evidenziano un calo delle aggressioni: è un segnale positivo, ma la sicurezza di chi lavora nei nostri ospedali resta una priorità assoluta. Per questo continuiamo a investire nella prevenzione e consideriamo fondamentale la collaborazione con le Forze dell’ordine».
Gli infermieri, anche in Lombardia, restano la categoria più colpita (56% delle segnalazioni), i medici costituiscono il 18%, la restante parte è rappresentata da altre figure professionali. Il 74% degli episodi è di natura verbale, un’aggressione su quattro è fisica.
Bodycam, videosorveglianza e braccialetti
Per affrontare il fenomeno la Regione ha messo a bilancio 400mila euro per bodycam e videosorveglianza. Nel Bresciano, ricordiamo, alcuni mesi fa è iniziata la sperimentazione dei braccialetti intelligenti che rilevano aggressioni o malori.
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