Circa duecento persone hanno partecipato questa sera al presidio organizzato in piazza Rovetta da Diritti per tutti, Csa Magazzino 47 e Collettivo Onda Studentesca per chiedere «verità e giustizia» sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto nei giorni scorsi durante un intervento di polizia a Bologna. Una manifestazione pacifica, scandita dagli interventi al microfono e da numerosi striscioni, che ha riportato anche a Brescia il dibattito nazionale sulle modalità di intervento delle forze dell’ordine e sul rapporto con i cittadini stranieri.
«Profilazione razziale»
In piazza erano presenti giovani, attivisti, rappresentanti di associazioni e cittadini. Accanto alle bandiere palestinesi campeggiavano gli striscioni «Contro il razzismo di Stato. Verità e giustizia per Fakir» e «Verità e giustizia x Fakir», mentre un secondo cartello puntava il dito contro quella che gli organizzatori definiscono una campagna d’odio alimentata anche sui social.
A spiegare le ragioni della mobilitazione è stato Umberto Gobbi, leader di Diritti per tutti, che ha parlato di una morte «che suscita dolore e rabbia». «Non è possibile vedere morire così una persona che manifestava chiaramente un bisogno di aiuto. Qualunque fosse la natura del suo disagio, doveva essere affrontato in un altro modo», ha affermato.
Per Gobbi il caso Fakir non rappresenta un episodio isolato. Nel suo intervento ha richiamato le vicende di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Riccardo Magherini, Giuseppe Uva e altri casi che negli ultimi anni hanno coinvolto le forze dell’ordine, sostenendo che esista «un modus operandi che non è cambiato» e denunciando quella che definisce una «profilazione razziale» nei confronti delle persone straniere durante i controlli.
La mobilitazione
Il presidio bresciano, hanno spiegato i promotori, nasce dall’appello lanciato dalla famiglia di Fakir. «Siamo oggi in piazza perché abbiamo raccolto il loro invito a chiedere verità e giustizia. Non vogliamo che le nostre città si trasformino in Minneapolis o in altre metropoli dove la violenza diventa normalità. Serve una mobilitazione ampia», ha aggiunto Gobbi.
Interpellato sugli scontri avvenuti nelle manifestazioni di Bologna, il referente di Diritti per tutti ha preferito non commentare nel dettaglio gli episodi, sostenendo di non essere stato presente e ribadendo che «il fatto rilevante resta quanto accaduto a Fakir».
Dopo gli interventi i manifestanti si sono mossi in corteo da piazza Rovetta fin sotto la prefettura in piazza Paolo VI, dove sono rimasti in presidio per qualche minuto prima di fare ritorno al Carmine. La manifestazione si è svolta senza tensioni e si è conclusa con un appello a fare piena luce sulla morte del quarantaduenne.




