Cronaca

«C’è un lavoro di squadra dietro il Bilancio sociale di Fcb»

A spiegarlo è Orietta Filippini, direttrice della Fondazione della Comunità Bresciana: «Nel 2025 abbiamo ricevuto 6,2 milioni di donazioni ed effettuato oltre 6,7 milioni di erogazioni. Servono a stimolare la capacità delle comunità di lavorare insieme»
Orietta Filippini (terza da sinistra) con il team al femminile della Fondazione
Orietta Filippini (terza da sinistra) con il team al femminile della Fondazione

Una parola che arriva dall’Odissea per raccontare 25 anni trascorsi dentro la comunità bresciana. Mario Mistretta sceglie «Polytropos», versatile, per definire lo spirito della Fondazione della Comunità Bresciana che presiede dal 2023: «Noi siamo qui, tra le persone, con un atteggiamento versatile, per avvertirne i bisogni e aiutare la comunità a crescere».

Mario Mistretta, presidente della Fondazione della Comunità Bresciana
Mario Mistretta, presidente della Fondazione della Comunità Bresciana

È da questa capacità di ascoltare, adattarsi e intervenire che prende le mosse il racconto del Bilancio sociale 2025 della Fondazione di via Malta, presentato nell’anno del suo 25esimo anniversario.

Numeri, certo, ma non solo. Dietro un Bilancio sociale ci sono scelte, obiettivi, progetti e soprattutto persone. Come si costruisce e che cosa riesce a raccontare della Fondazione e del suo rapporto con la comunità? Lo abbiamo chiesto alla direttrice generale Orietta Filippini.

Direttrice Filippini, se dovesse racchiudere il Bilancio sociale in un’immagine, quale sceglierebbe?

Una fotografia dinamica di come lavoriamo, degli obiettivi che ci poniamo e dell’impatto che generiamo sulla comunità.

E dietro questa fotografia chi c’è?

C’è un lavoro di squadra. Ciascuno aggiunge un pezzo a un grande puzzle.

Chi compone questa squadra?

Ci sono io e Patricia Birladeanu, che è con noi da un anno ed è passata dalla segreteria generale ai progetti. Rebecca Miglio e Michela Bono seguono la comunicazione, Simona Sorrentino la parte contabile e, come diciamo scherzando, ci riporta con i piedi per terra. Ilaria Bertoli si occupa delle rendicontazioni e poi c’è l’ultima arrivata, Silvia Capoccia.

Una team al femminile, ma con età e percorsi diversi. Come si trova un equilibrio?

Si va dalla laurea in Giurisprudenza a quella in Economia e commercio. Abbiamo dai 25 ai 56 anni. E sfatiamo anche il mito che le donne non vadano d’accordo.

La presentazione del Bilancio sociale 2025
La presentazione del Bilancio sociale 2025

Per la Fondazione della Comunità Bresciana è il sesto Bilancio sociale.
Che cosa racconta?

Racconta che cosa c’è dietro i 6,2 milioni di euro ricevuti nel 2025 e i 6,7 milioni erogati al Terzo settore, che è il vero motore dell’Italia. Sono risorse che possono sembrare una goccia nel mare, ma vogliono essere un innesco: servono a stimolare la capacità delle comunità di lavorare insieme e moltiplicare l’impatto di ogni intervento.

In che senso?

Nel 2025 abbiamo consolidato il nostro ruolo di facilitatori, mettendo in relazione una platea sempre più ampia e plurale. Non soltanto associazioni, dunque, ma anche aziende, soggetti pubblici e istituzioni. La Fondazione può creare connessioni e aiutare realtà diverse a operare insieme.

Oggi la Fondazione conta 91 fondi e un patrimonio di oltre 22,7 milioni di euro.
È nata nel 2001 per volontà di Fondazione Cariplo. Lei c’era già?

Sì. Sono qui da prima della riunione del primo consiglio, il 4 febbraio 2002.

Che cosa ricorda di allora?

All’inizio mi era stato chiesto un impegno di due ore al giorno per due giorni alla settimana. Non c’era ancora una vera consapevolezza del mondo delle fondazioni. Poi, poco alla volta, il lavoro è cresciuto.

E dopo quasi 25 anni, che cosa continua ad appassionarla?

Il rapporto con il territorio.

Che cosa, invece, le pesa di più?

La burocrazia. È necessaria, perché garantisce la correttezza del nostro operato, ma è sicuramente la parte più faticosa.

E il compito più doloroso?

Dover escludere alcune realtà dai progetti.

Tra le pagine più intense di questi 25 anni c’è aiutiAMObrescia, la raccolta fondi da record condotta insieme all’Editoriale Bresciana durante l’emergenza Covid.

È stata un’operazione straordinaria. Ma spero che non ci sia mai più la necessità di ripeterla.

Questo anniversario guarda anche alle fragilità di oggi. Tra gli appuntamenti c’è una serata al Teatro Grande, il 19 novembre, dedicata alla povertà educativa. Perché avete scelto questo tema?

È un ambito sul quale lavoriamo da anni. Una delle barriere nell’accesso alle opportunità è rappresentata dai trasporti: vivere in un piccolo paese può diventare un limite. Cerchiamo di superarlo in modi diversi. Con «Non solo scienza», per esempio, offriamo il trasporto; in altri progetti, invece, siamo noi ad avvicinarci ai territori attraverso hub itineranti.

Dopo 25 anni di strada, quale direzione deve prendere la Fondazione?

Essere sempre più una Fondazione di Comunità davvero «di comunità».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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