Cronaca

Torniamo sulla Luna, tra basi spaziali e limiti dell’uomo

Loris Ramponi
La nuova stagione dell’esplorazione riaccende l’interesse ma pone anche interrogativi concreti, dai limiti del corpo umano alle reali ricadute per la società
Gli astronauti della missione Artemis II - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Gli astronauti della missione Artemis II - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Entusiasmo, scetticismo, passione, curiosità, attrazione e tanto altro. La nostra familiarità con la Luna stimola approcci diversi. C’è chi manifesta una naturale ammirazione per questo vistoso compagno della Terra, per altre persone è solo il corpo celeste che ci è più familiare. Non mancano coloro che non la considerano degna di attenzione, preferiscono avere sempre i piedi per terra, nel vero senso della parola.

Eppure dopo la mezzanotte di mercoledì c’era veramente mezzo mondo attaccato agli schermi collegati con la diretta Nasa che seguiva il lancio di Artemis II. Tra i tanti messaggi che scorrevano su Whatsapp – a quell’ora erano molti quelli che stavano seguendo la missione spaziale – c’erano anche quelli che arrivavano dall’altra parte dell’Atlantico.

Ma il nostro satellite suscita davvero ancora tanto interesse? La domanda successiva è quasi scontata: ma serve tornare lassù? Quante volte ci sarà capitato di ascoltare le spiegazioni degli esperti che descrivono quali sono le ricadute tecnologiche delle missioni spaziali.

Il lancio di Artemis II, oltre all’impatto mediatico che generano questi eventi, ha una importanza soprattutto di interesse tecnologico.

Se torniamo alle cronache di pochi lustri fa scopriamo l’ottimismo di quanti prevedevano che la conquista di Marte fosse un obiettivo ormai vicino. Ma così non è stato. Ci siamo resi conto che non è solo un problema tecnologico e di risorse – sono enormi gli sforzi richiesti su entrambi questi fronti – ma un obiettivo che già in partenza si deve confrontare con una grande barriera: i limiti fisici dell’uomo. I viaggi spaziali di lunga durata mettono in evidenza il fatto che l’organismo umano non è così adattabile alle conseguenze di una lunga permanenza in un ambiente ostile, come quello che incontrano gli astronauti oltre la sicura culla terrestre.

La strada da percorrere è ancora tanta, non solo in termini di distanze cosmiche da coprire, ma anche di ricerche, sperimentazioni, tecnologie che aiuteranno i viaggiatori cosmici ad affrontare ed adattarsi alle lunghe permanenze al di fuori dell’ambiente terrestre. La superficie lunare e le base spaziali sono i luoghi più vicini dove migliorare sempre di più le conoscenze in materia di vita negli spazi extraterrestri. Le future generazioni vedranno scenari che oggi appaiono come fantascienza e che domani, magari, faranno parte della realtà.

La Luna di tutti

La conquista dello spazio è lontana dagli interessi di gran parte della popolazione mondiale, soprattutto di quella larga schiera di umanità alle prese con i numerosi conflitti, non solo quelli quotidianamente oggetto delle cronache, e condizioni di vita carenti spesso quasi al limite della sopravvivenza. L’interesse per la Luna trova invece una quasi uniforme risposta quando si tratta di ammirarla in certi momenti della sua periodica danza nel cielo. Ad esempio chiunque è stregato dalla Luna quando appare come un faro nel cielo, come nelle notti scorse, nei momenti non coperti dalle nubi, limpide dopo le spazzate di vento che hanno portato ad una netta diminuzione delle temperature. La Luna Piena diventa la protagonista assoluta della notte, cancella gli astri che non possono competere con la sua intensa luminosità, sembra quasi accecarci.

Occhiali per assistere all'eclissi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Occhiali per assistere all'eclissi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Ma ci sono delle occasioni in cui il plenilunio cattura lo sguardo anche del più distratto osservatore: nel momento in cui il disco lunare compare sull’orizzonte orientale. Dalle balconate panoramiche della sponda bresciana del Garda – pensiamo alla Rocca di Manerba ad esempio – il sorgere della Luna piena dà veramente spettacolo. Più raramente la Luna si veste di rosso in modo intenso, come durante un’eclissi, ma non quando il fenomeno è parziale come accadrà il 27 e 28 agosto. In quella occasione, nubi permettendo, anche in Italia si vedrà un’eclissi parziale di Luna, ma nelle ultime ore della notte, precisamente una ventina di minuti dopo le 3 e fino alle ore 6, quando il nostro satellite sarà prossimo al tramonto.

La Luna sarà ancora più spettacolare quando, pur essendo non visibile, darà vita ad uno degli eventi astronomici indimenticabili. Il raro fenomeno si ripeterà il 12 agosto quando, in occasione del novilunio, il nostro satellite coprirà completamente il disco del Sole. Ma in Italia rimarrà una piccola porzione scoperta della nostra stella. Perderemo il momento magico che sarà invece accessibile in una fascia della penisola iberica compresa tra la parte alta della Spagna e le Baleari. Il buio è garantito – il Sole si «spegnerà» quando la Luna lo coprirà perfettamente – ma, oltre al rischio nubi, non sarà una eclisse facile visto che avverrà al tramonto con il Sole molto basso vicino all’orizzonte. In ogni caso saranno numerosi, bresciani compresi, coloro che approfitteranno del fenomeno per raggiungere la Spagna nel pieno delle vacanze estive.

Il primo allunaggio

Tra coloro che mercoledì notte, alla vigilia dell’atteso lancio di Artemis II, seguivano la diretta c’era uno dei lettori che consultano le pagine di questo quotidiano dal Nord America.

Il professor Kevin Milani – lavora al Planetario di Hibbing nel Minnesota – con il Giornale di Brescia ha un rapporto quasi quotidiano – grazie alla versione digital – visto che attinge alle sue pagine elettroniche per cercare connessioni e curiosità che racconta nei suoi webinar. Sono seguiti ogni mese anche dagli studenti bresciani che, grazie agli stimoli dei loro insegnanti, non si sono lasciati sfuggire queste periodiche occasioni per fare “live listening”.

Certamente al prossimo appuntamento online (20 aprile, alle ore 19, info: osservatorio@serafinozani.it) commenterà quello che il GdB ha dedicato alla missione lunare partita da Cape Canaveral. Non c’è da sorprendersi però se la sua prima considerazione, quando il lancio non era ancora sicuro – solo all’ultimo istante si è certi dell’esito – non manifestava particolare entusiasmo. L’emozione l’aveva già vissuta nel 1969, da ragazzo.

Il professor Kevin Milani © www.giornaledibrescia.it
Il professor Kevin Milani © www.giornaledibrescia.it

La sua passione per gli astri dimostra che il primo sbarco sulla Luna lo aveva entusiasmato per sempre. La scienza del cielo per Kevin non è diventata solo una attività professionale, da insegnante, divulgatore e astrofotografo, ma anche una attività ludica. Ancora oggi, come in giovane età, si diverte ad assemblare i kit che consentono di costruire i modellini dei vettori spaziali. La sua collezione è in bella vista nell’atrio di ingresso del planetario. Sotto la grande cupola di questo «cinema» astronomico il docente americano descrive il cielo che si può ammirare ad occhio nudo. Un argomento fisso anche dei suoi webinar, quando il cielo del mese viene rappresentato sullo schermo in formato digitale.

Recentemente la Luna gli ha giocato un brutto scherzo, visto che le nubi gli hanno impedito la visione dell’eclissi lunare totale dell’inizio del mese scorso. Un evento che comunque aveva già catturato in altre occasioni con la sua completa dotazione strumentale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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