Arte

Casa Museo Zani mai uguale a se stessa: i mille volti della luna

Francesca Roman
Omaggio al nostro satellite in «Lunaria» di Luca Missoni. La «cattura» al telescopio, i filtri come spolette di colore
Una veduta dell'allestimento - © www.giornaledibrescia.it
Una veduta dell'allestimento - © www.giornaledibrescia.it
AA

Come ritrarre un volto. C’è una distanza oltre la quale l’artista non va, perché invaderebbe il campo di prospettiva. Con la luna questa distanza è fissa, ma l’immagine immortalata dal telescopio non è mai uguale a sé stessa. «È come una persona, che si esprime mettendosi in posa per un ritratto… è un attimo che non torna più».

La mostra «Lunaria. Luca Missoni, i colori della luna», inaugurata ieri nel nuovo padiglione espositivo della Casa Museo Zani di Cellatica (fino al 12 luglio, martedì-venerdì dalle 9 alle 13, sabato e domenica dalle 10 alle 17, solo su prenotazione: fondazionezani.com), è per stessa ammissione dell’artista «una piccola retrospettiva» di tutto il suo percorso creativo dedicato al nostro satellite.

Luca Missoni e Massimiliano Capella - © www.giornaledibrescia.it
Luca Missoni e Massimiliano Capella - © www.giornaledibrescia.it

Dal pannello in tessuto di maglia jacquard del 1997, quando Missoni era direttore creativo della linea Uomo e Sport dell’azienda fondata dal padre Ottavio, e ideò una collezione ispirata a Giove, Saturno e alle galassie, trasformando i fenomeni celesti in trame. In quello stesso anno, tra l’altro, incontrò l’astronauta Buzz Aldrin, secondo uomo ad aver calpestato il suolo lunare dopo Armstrong, che avrebbe indossato una delle sue maglie per una celebre intervista sulla rivista americana «Forbes». Il percorso prosegue con il primo scatto fotografico della luna realizzato da Missoni nel 1999, la cui cornice in stile antico evoca l’atmosfera delle prime foto esplorative del satellite realizzate nel XIX secolo, che lo hanno sempre affascinato.

Seguono disegni a matita inediti, in cui l’artista si concentra sulla linea d’ombra: «Sono quasi studi preparatori - spiega Missoni -, come se fossi andato a vederla di persona». Due anni più tardi realizza l’opera «Moon 2001», una ricerca fotografica che ha portato alla creazione di una serie di tinte, generate manipolando i filtri della camera oscura, scomponendo così i colori presenti nella luce solare riflessa dalla cenere lunare. «La luna ha una superficie rugosa – spiega Missoni –, come i tessuti. Mi sembra di riportare l’esperienza della moda in queste fotografie, usando i filtri fotografici come spolette di colore».

Site specific

Più rigoroso l’approccio della serie «Moon Atlas» del 2019, una sequenza di 15 fasi lunari realizzata in occasione della pubblicazione dell’Atlante della Luna, mentre in «Moonshadow», sempre dello stesso anno, torna il colore, in composizioni surrealistiche di ritratti lunari, moltiplicati in mondi fantastici. Così in «Moon Phases» (2023), una serie di lune colorate progettata dall’artista per creare un «sistema lunare» immaginario (sulla parete di fondo) e in «Moon Phases Lunaria» (2026), un’installazione site-specific applicata sulla vetrata e in dialogo con la fontana settecentesca di Francesco Ladatte nel giardino, al di là dalla parete trasparente.

«È una mostra-installazione dal profondo impatto poetico – commenta Massimiliano Capella, direttore della Casa Museo –, che inaugura il nostro nuovo spazio espositivo. L’idea è nata dalla notizia della missione Artemis II dell’Agenzia Spaziale Europea, che a breve riporterà l’uomo nell’orbita della luna, prima di un nuovo allunaggio previsto nel 2027, e coincide con l’anniversario del primo allunaggio morbido del 1966, quando una sonda sovietica inviò sulla terra le prime immagini dal suolo lunare».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...