Cronaca

Banca occulta di ‘Ndrangheta e Camorra: due bresciani arrestati

Un 51enne di Orzinuovi e un 40enne di Castelcovati raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare. Avrebbero lavorato per far incontrare imprenditori che avevano bisogno di contanti e la struttura gestita della criminalità organizzata
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

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L'operazione della Guardia di Finanza

Per i pm della Direzione distrettuale antimafia di Milano sono «intermediari» e «procacciatori di clienti». Uomini che, secondo gli inquirenti, avrebbero avuto il compito di mettere in contatto imprenditori interessati a ottenere denaro contante con quella che viene definita una «banca occulta». Un sistema di fatture false, bonifici, restituzioni di contante e trasferimenti in criptovalute riconducibile a un’organizzazione al cui vertice figuravano persone legate alla 'ndrangheta e alla camorra. Un giro da oltre 110 milioni di euro di fatture false con operazioni di riciclaggio internazionale per 68 milioni che hanno portato sequestri per oltre 21 milioni.

In manette

Tra gli arrestati ci sono anche Carlo Maffeis, 51 anni, nato a Orzinuovi e residente a Segrate, ed Ervin Tafa, 40 anni, cittadino albanese residente a Castelcovati. Entrambi in carcere su disposizione del gip di Milano Luca Milani. I due avrebbero contribuito «stabilmente all’operatività dell'associazione fungendo da intermediari per la conclusione di operazioni di emissione di fatture false in favore di numero rilevante di clienti interessati a fruire dei servizi illegali». Per Tafa, che negli atti compare anche con il soprannome di «Frittellone», sarebbe stato il più legato all'organizzazione, una persona «di fiducia del sodalizio».

Il giudice che ha firmato l’ordinanza lo descrive come anello di congiunzione tra la «banca» di Pero, nel Milanese, e una rete di evasori fiscali situati soprattutto nelle province della Lombardia orientale. Gli investigatori gli attribuiscono il procacciamento di 78 società clienti, prevalentemente nel territorio bresciano, delle quali 64 destinatarie di fatture per operazioni inesistenti per oltre 25 milioni e mezzo di euro tra agosto 2024 e marzo 2026.

Il sistema

La ricostruzione va oltre la semplice ricerca di nuovi clienti. Secondo l'ordinanza, Tafa avrebbe messo a disposizione del gruppo una società utilizzata come «filtro» per rendere più difficile individuare la natura fittizia delle operazioni. A fronte dei bonifici delle aziende, avrebbe inoltre organizzato restituzioni in contanti o in criptovaluta. Il 4 novembre di un anno fa viene ripreso dalle telecamere di videosorveglianza in un video che finisce agli atti: rende concreto il meccanismo descritto dagli inquirenti. Giuseppe Piscioneri, altro coinvolto, entra negli uffici di un’azienda dove si trovano già Paolo Pelaggi e appunto Tafa. I due si mettono a contare soldi e nell'intercettazione Pelaggi dice: «Ritiri oggi cash 150 mila cash...».

Poco dopo Tafa esce dagli uffici con un sacchetto blu pieno di soldi. Anche il rapporto economico con i presunti organizzatori emerge dalle conversazioni. In un'intercettazione sempre di novembre 2025 Pelaggi, parlando dei volumi di denaro movimentati attraverso Tafa e delle commissioni, commenta: «...mi ha fatto 24 milioni.. 2 punti.. che restano puliti.. matematica è, non si scappa! Lui paga 3 punti, però noi 1 ce lo mangiamo in usdt...».

Gli usdt sono criptovalute utilizzate nelle operazioni al centro dell'inchiesta. Secondo il giudice, la commissione richiesta al circuito di clienti riconducibile a Tafa sarebbe stata del 2,5% nel 2025 e del 3% nel 2026. Diverso, ma complementare, il ruolo attribuito a Carlo Maffeis. Nato a Orzinuovi nel febbraio 1975, il 51enne viene collocato dagli investigatori tra i soggetti che avrebbero assicurato all'organizzazione un apporto «stabile e duraturo» nel reperimento di clienti.

Nell'ordinanza si legge che attraverso Maffeis sarebbero state procacciate undici società, con movimentazioni finanziarie per oltre due milioni e 300mila euro e fatture per operazioni inesistenti quantificate in 190.227 euro. Il suo nome compare anche in un documento informatico sequestrato: un file Excel denominato «Situazione generale», contenente le contabilità dei rapporti con i clienti e con gli intermediari. Al suo interno, gli investigatori individuano un foglio di lavoro chiamato «Scheda Carlo».

L’ordinanza

Per il giudice, quella scheda «offre uno spaccato della clientela che si avvale dei servizi di banca occulta offerti I per il tramite di Maffesi al fine di ricevere denaro contante a fronte dei bonifici effettuati». Ma il compito di Maffeis, nell'ipotesi degli inquirenti, non si sarebbe esaurito nella ricerca di clienti. Il provvedimento gli attribuisce anche un ruolo di «supporto di tipo consulenziale», consistente nella gestione di problematiche con gli istituti finanziari, come «blocchi di conti correnti delle società cartiera» o difficoltà relative alla disponibilità di criptovalute presso exchange esteri. Avrebbe inoltre attivato contatti con consulenti fiscali e notai per modifiche societarie ritenute funzionali alle esigenze del gruppo, come l'aggiunta di codici Ateco.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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