Professoressa Ilaria Meli, che rapporto c’è tra operazioni sospette e criminalità organizzata?
Non esiste un rapporto necessariamente diretto: si tratta di due fenomeni che possono essere collegati, ovviamente un numero maggiore di operazioni sospette costituisce un vulnus all’interno del quale le organizzazioni criminali si inseriscono. Quindi non necessariamente un numero maggiore di operazioni sospette indica una maggior presenza o radicamento di forme di criminalità di tipo organizzato mafioso, ma sicuramente dimostra un ambiente nel quale anche le organizzazioni di questo tipo possono proliferare.
Cosa cerca, e cosa trova, la criminalità nel mondo finanziario? Solo opportunità di riciclaggio?
C’è un grosso dibattito rispetto agli interessi di una rete organizzata mafiosa nei settori finanziari: le indagini ci raccontano di una preferenza di investimento e di reinvestimento nei settori tradizionali come per esempio la ristorazione. Ma la volontà di riciclare i proventi illeciti si accompagna sempre a quella di investire e creare nuovi profitti. Ovviamente il reinvestimento nel settore finanziario può costituire un elemento di attrazione per le criminalità mafiose perché può in tanti casi favorire una scarsa tracciabilità dei flussi.

Flussi di denaro e criminalità, quale ruolo hanno gli operatori finanziari?
Per operare nel mondo della finanza, le mafie necessitano di professionisti e quindi c’è una rete di persone che fornisce le proprie competenze e specifiche professionali. Non solo. Permangono rapporti di forza impari ovviamente a favore delle mafie che mantengono la possibilità di esercitare la violenza come fattore di intimidazione, ma spesso sono dei veri rapporti di collusione.




