Un viaggio lungo le rotte della cocaina, nelle profondità del narcotraffico, con una guida che ne sa. E parecchio. È quello che hanno fatto le circa 700 persone che hanno riempito l’Hangar 68 di via Zara in città per ascoltare il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, magistrato da anni sotto scorta proprio per la sua attività di contrasto alle mafie e in particolare alla ‘ndrangheta, che sulle tonnellate di droga hanno costruito un impero illimitato.
Un commercio globale
Ospite del Festival del Rinascimento Culturale, intervistato da Alberto Albertini, Gratteri – che con Antonio Nicasio ha scritto «Cartelli di sangue» per i tipi di Mondadori – ha spiegato i processi di produzione della coca, la sua commercializzazione, il suo trasporto attraverso l’Atlantico. Ha parlato degli ultimi ritrovati messi in campo dalle Spa della droga per aumentare la produzione, per movimentare migliaia di tonnellate restando invisibili ai radar delle polizie di trequarti del Pianeta, ma anche per effettuare pagamenti milionari senza spostare un euro, ma soprattutto ha fornito alla sua platea la sensazione palpabilissima che il contrasto al narcotraffico sia una lotta ad armi impari, destinata al fallimento.
«Nel 2025, mentre Trump attaccava il Venezuela e arrestava il suo presidente accusandolo di essere a capo di un narco Stato – ha detto il magistrato – la produzione di cocaina in Colombia, Ecuador e Bolivia è aumentata del 51%. Le piante oggi sono capaci di cinque raccolti, un tempo arrivavano a due. Sono state modificate geneticamente per resistere al tentativo di estirparle con il veleno».
L’aumento esponenziale della circolazione di cocaina però passa anche da altro. «Innanzitutto dal fatto che ai cocaleros che la coltivano – ha spiegato Gratteri – non viene impedito di coltivarla, perché votano e fanno votare. A loro coltivare cocaina o caffè non cambia nulla, solo che la coca è più redditizia. Finché non si dà loro un’alternativa, non smetteranno di farlo». Solo in Europa sono 4 milioni i consumatori abituali. Il business sta infilando un numero sempre più spropositato di zeri.

«E tutto ciò grazie anche alle mafie cinesi, che garantiscono pagamenti in tutto il mondo senza spostare una banconota – ha proseguito Gratteri – all’intelligenza artificiale, che consente ai trafficanti di avere le migliori rotte in tempo reale e di leggere con anticipo i movimenti all’interno dei maggiori hub europei, ma anche al dark web dove si può comprare tutto con moneta elettronica, che un tempo i produttori non accettavano, ma che oggi prendono e investono da noi, dove la ricchezza dà meno nell’occhio».
Cause del fallimento
E se il narcotraffico prospera, per il magistrato, è anche perché lo si contrasta con armi spuntate. «La Consip ci passa computer che bucherebbe anche uno studente al secondo anno di università. Le assunzioni sono bloccate, il personale è poco. Grazie alle ultime riforme assumere le prove, processare le persone – ha detto Gratteri – eseguire le condanne è sempre più difficile. Alcune – dice riferendosi all’interrogatorio preventivo introdotto nel 2024, con il quale l’indagato viene sentito prima dell’emissione dell’ordinanza cautelare – favoriscono il crimine, invece di contrastarlo».




