Meritano di essere guardate le tre videointerviste, molto belle, del podcast «La parte mancante», con il quale l’Archivio di Stato di Brescia partecipa ad Archivissima 2026, il festival nazionale che in questo weekend promuove la conoscenza dei patrimoni custoditi negli archivi storici. La direttrice dell’archivio bresciano, Debora Piroli, le ha presentate insieme al neuroscienziato Andrea Bariselli, curatore del progetto in collaborazione con Storyfactory. I video si possono vedere sul sito internet e sul canale YouTube dell’archivio, e il consiglio è anche di votarli, perché il progetto migliore verrà premiato.
L’idea
Il messaggio veicolato dall’iniziativa è chiaro: «L’Archivio di Stato – dice Piroli – è un luogo della cultura per i cittadini. Devono vedere la potenza dei documenti che possediamo, delle storie di donne e di uomini che essi contengono». Lo stesso Bariselli si è avvicinato in questo modo all’archivio, ritrovando tra gli oltre due milioni di documenti il foglio matricolare del nonno, con la storia della sua carriera militare. È nata l’idea di «fare emergere il valore collettivo di questi materiali», facendo parlare tre testimoni che, grazie alle ricerche d’archivio, hanno potuto riempire importanti spazi vuoti della loro storia familiare.
Ecco allora il racconto di Nadia Ferrari, che tra le carte bresciane ha ritrovato il ruolo matricolare del padre Serafino, partito per la campagna di Russia col Battaglione Vestone – lo stesso di Mario Rigoni Stern – e poi imprigionato come internato militare per non aver aderito alla Repubblica di Salò. Si è formata più nitida l’immagine delle sofferenze patite in quella guerra che «era un ricordo indelebile della sua vita».
Guido Dalla Volta narra come ha potuto ricostruire i fatti che condussero alla deportazione ad Auschwitz del nonno Guido e dello zio Alberto, raccontati da lui nel libro «Vite da ariani». In famiglia si parlava poco della loro vicenda: «Il documento – dice Dalla Volta – è fondamentale, talvolta vale più di una fotografia. Ha una storia ed è fin troppo efficace: io su questi documenti ho pianto».

Ricerca di sé
La spinta che muove la ricerca è analoga per tutti: «Volevo capire perché sono quello che sono». È così anche per Laura Chignoli: al nonno Giuseppe, martire della Resistenza deportato e ucciso in Germania, è dedicata una pietra d’inciampo a Cedegolo. Ma della complessità della sua vita si sapeva poco: nell’archivio di Brescia, Laura ha scoperto tra l’altro come, pur non essendosi sposato, il nonno riuscì a dare ai figli il proprio cognome, in un’epoca di rigidi dettami morali.
«Oggi – dice Laura – non c’è passaggio di memoria nelle famiglie, e questo fa perdere i valori, i legami e gli affetti». Il podcast mostra come questa «parte mancante» sia indispensabile per ricostruire le tracce invisibili che la catena umana lascia nelle vite di ognuno.



