Archivio di Stato a Brescia, presto 10 chilometri di nuovi scaffali
Il 2026 porta ottime notizie per gli studiosi locali, anche se, per essere precisi, bisognerebbe ringraziare il 2025. Il 6 giugno scorso, infatti, è stato stipulato il rogito con il quale è stata formalizzata la compravendita, da parte del Ministero della Cultura, dell’immobile che ospita l’Archivio di Stato di Brescia. Questo non è solo un passaggio formale che «libera» la pubblica amministrazione dall’affitto.
L’acquisizione

L’immobile al civico 44 di via Galilei è stato costruito dalla Provincia di Brescia proprio per ospitare l’Archivio di Stato; inaugurato nel 1963, è stato in seguito venduto ad un privato, la Giudici Immobili srl che, pochi mesi fa, lo ha ceduto al Ministero per 6,5 milioni di euro più Iva.
Attualmente l’edificio conta su due torri di cinque piani che contengono circa 30 km di faldoni nei quali sono custoditi migliaia di documenti come fogli matricolari, registri di nascita, matrimoni e morte, carte processuali, atti notarili, mappe catastali e dossier della pubblica amministrazione.
Il nuovo spazio
Negli anni la proprietà ha progettato e costruito una terza torre, finita da poco, che aggiungerà in via Galilei circa 10 km di spazio lineare: «Nel frattempo – sottolinea la direttrice Debora Piroli – sono stati stanziati i fondi per l’acquisto dello stabile e oggi abbiamo spazio preziosissimo che ci permetterà di accogliere nuovi documenti e che dovrebbe risolvere per sempre il problema dato che la documentazione in formato cartaceo è sempre meno».
«La terza torre è pronta – spiega Piroli –, gli impianti, compreso l’antincendio, sono stati allacciati, e ora si attendono solo i fondi per acquistare le scaffalature».
I documenti

Un documento diventa storico dopo trent’anni e passa all’Archivio di Stato; a Brescia, per mancanza di spazio, questo non è stato possibile negli ultimi anni e i fascicoli dei tribunali, della Questura e della Prefettura sono rimasti sugli scaffali degli enti o degli uffici periferici. Là dove è difficile, per gli studiosi, consultarli. Ecco che presto si potrebbe colmare un buco temporale di diversi decenni. «Siamo fermi a metà Novecento, nel caso del Tribunale agli anni Trenta – aggiunge la direttrice –, ma dovremmo arrivare agli anni Novanta».
Il personale
Se presto gli studiosi e gli appassionati potranno indossare i guanti e sfogliare le carte tanto desiderate resta solo un problema da risolvere che non dipende certo dalla direzione: quello del personale. «Purtroppo abbiamo solo la metà dell’organico a disposizione: da 17 persone previste – dice Piroli – siamo in 8 e due andranno in pensione nel 2026». Per colmare questa necessità bisognerà aspettare un concorso nazionale e sperare, soprattutto, che il posto venga accettato dato che, come dice la direttrice, «negli anni ci sono state alcune defezioni soprattutto in ambito amministrativo».
E aggiunge: «Dal canto nostro c’è una grande passione, facciamo quel che possiamo, e più di quanto richiesto, anche perché abbiamo a cuore che gli studiosi vengano a consultare ciò che custodiamo, che racconta la storia di Brescia, non solo quella alta, ma soprattutto quella dei bresciani, delle persone che l’hanno fatta, la storia».
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