Vicini ad anziani e caregiver: a Flero apre il «Caffè Alzheimer»

Una cura umana per affrontare le sfide della demenza: a Flero partirà a breve «Il Caffè Alzheimer». L’iniziativa, nata negli spazi del centro diurno integrato, gestito dalla cooperativa sociale La Rondine con il Pio Ricovero Inabili al Lavoro, ha come obiettivo stare vicino agli anziani che affrontano la malattia e alle loro famiglie.
La presentazione
Il progetto verrà presentato al paese sabato dalle 10 alle 11.30 al centro diurno: «La nascita del Caffè è il frutto di una collaborazione territoriale d’eccellenza – sottolinea la vicesindaco Elena Franceschini –. Il servizio fa parte del progetto Swing, sostenuto da Fondazione Cariplo con La Rondine come ente capofila.
Un partenariato solido che coinvolge anche la cooperativa Nuovo Impegno, il Cfp Vantini e l’Azienda speciale consortile Brescia Est».
Gli ospiti
All’appuntamento prenderanno parte varie figure di spicco nel panorama geriatrico e assistenziale bresciano tra cui il dottor Stefano Boffelli. Seguirà poi la presentazione dell’équipe del servizio, coordinata da Nicoletta Massardi, che illustrerà il modello operativo del Caffè insieme alla psicologa Manuela Bana e all’educatrice Martina Zanola.
Valore
«Come Amministrazione abbiamo sostenuto con convinzione l’apertura di questo spazio per garantire un supporto diretto alle famiglie, spesso lasciate sole - continua Franceschini -. Nonostante il nome richiami un momento conviviale, il Caffè è un vero e proprio intervento psico-sociale a bassa soglia: un luogo protetto dove le persone con demenza e i loro caregiver possono ritrovarsi».
Gli anziani avranno dunque la possibilità di fare attività di stimolazione cognitiva e occupazionali e momenti di socializzazione mentre per i famigliari il Caffè rappresenterà il luogo dove ricevere informazioni mediche, consulenza psicologica e, soprattutto, condividere il peso emotivo della malattia.
«In un Caffè Alzheimer si "fa" comunità: si rompe lo stigma che ancora circonda queste patologie e si restituisce dignità alla vita sociale della persona malata - conclude la vicesindaco -. Attraverso il dialogo guidato e le attività laboratoriali il Caffè diventa un laboratorio di resilienza dove la cura non è solo farmacologica, ma profondamente umana».
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