Seduta sul divano di casa, mentre i nipotini le corrono accanto cercando di attirare la sua attenzione, ha raccontato con lucidità la brutta esperienza vissuta soltanto due giorni prima, quando un truffatore – subito arrestato dagli investigatori della Squadra Mobile di Brescia – era entrato in casa sua, spacciandosi per un carabiniere e rubandole orologi, collanine e anelli dal valore di oltre 20mila euro. Un po’ restia all’inizio, ha deciso di ripercorrere quei momenti più che altro per informare gli altri cittadini, in modo particolare le persone anziane che come lei vivono da sole.
La testimonianza
«Non ho avuto paura, più che altro ho provato fastidio per aver aperto la porta, per aver creduto alla loro storia. Ma con il senno di poi per fortuna ho fatto quello che mi dicevano, perché avrebbe potuto picchiarmi: con me avrebbe avuto vita facile».
Ma la signora, 87 anni, portamento elegante e una laurea in Biologia conseguita all’Università di Genova nel 1965, è consapevole del fatto che l’uomo al telefono – si era spacciato per un maresciallo dei carabinieri al comando di una stazione poco distante da casa sua –, e quel «giovanotto dall’aspetto un po’ trasandato, che non mi aveva convinto fino in fondo», sono stati degli attori incredibili.
Professionisti che sanno perfettamente quali corde toccare e come farlo, dei veri e propri «trasfertisti» del crimine, per usare le parole degli stessi investigatori, che nel frattempo si erano già messi sulle tracce del 29enne originario della Campania. I poliziotti, infatti, lo hanno «agganciato» in stazione ferroviaria mentre al telefono saliva a bordo di un taxi. Lo hanno seguito fino alla casa dell’anziana e una volta fuori, quando aveva con sé la refurtiva, lo hanno arrestato in via Passo del Moncenisio, una zona residenziale molto tranquilla situato al Villaggio Prealpino.
Il racconto
«La chiamata sul telefono di casa l’ho ricevuta ancora la mattina – spiega la donna, seduta accanto al figlio – L’uomo si è presentato come una maresciallo dei carabinieri. Mi ha detto che mi chiamava perché il mio nome era emerso dopo una rapina in una gioielleria. Ma quanto parlava, non si fermava mai. Aveva un modo gentile e forse è proprio in questo modo che preparano bene la truffa. Ma comunque a me la cosa sembrava strane e mi ricordo che questa cosa gliel’ho detta. Lì il suo tono è cambiato, si è offeso ed è diventato più aggressivo dicendomi che non dovevo permettermi di mettere in dubbio la parola di un rappresentante dello Stato».
Faceva tutto parte del piano. Infatti, la signora è tornata ad ascoltarlo. «Ma quando mi ha detto che dovevo portare tutti gli oggetti di valore che avevo in casa in Questura, ho detto che non mi muovevo da casa. Mi ha risposto “Non si preoccupi, signora. Le mandiamo un nostro funzionario”. Quando è arrivato mi ha detto di mettere tutto sul tavolo del salotto, perché doveva scattare delle foto. Poi ho messo gli oggetti, ricordi di famiglia e un regalo di laurea, in un borsello e sono andata in camera a cercare una spilla. Ho appoggiato un secondo il borsello su un mobile e quando mi sono girata il ragazzo non c’era più. Io sono sempre stata al telefono con il finto carabiniere e gli ho detto “Ma è sparito, è scappato”. Mi ha risposto che stava andando in Questura, hanno continuato a mentire. Pochi minuti dopo mi suonano alla porta: ho visto quattro giovani uomini. Erano i poliziotti, quelli veri. Lo avevano già arrestato e avevano recuperato tutte le mie cose».
Divieto di ritorno
Il questore Paolo Sartori nei confronti del 29enne campano ha emesso il foglio di via obbligatorio, con divieto di far ritorno nel Comune di Brescia per i prossimi 3 anni. In caso di violazione del provvedimento potrà essere condannato sino a 1 anno e mezzo di reclusione e alla multa di 10.000 euro.




