Una quota della tassa di soggiorno per sostenere l’olivicoltura, baluardo del paesaggio altogardesano, inteso come bene pubblico che genera indotto economico attraverso il turismo. La proposta è lanciata da un gruppo di olivicoltori: «Meno fuochi d’artificio e territorio più curato».
Trascurati
Il numero crescente di oliveti trascurati, se non addirittura abbandonati, è sotto gli occhi di tutti. Ha deciso di occuparsene anche la Comunità Montana, varando il «Programma strategico per l’olivicoltura dell’Alto Garda Bresciano», un piano d’azione condiviso con Aipol e Gal, salutato come «importante e doveroso» dagli olivicoltori.
Olivicoltori che però non nascondono la preoccupazione: «Purtroppo gli ulivi, complice una produzione sempre più altalenante a causa dei parassiti favoriti dal cambiamento climatico, attraggono meno. Buona parte del comparto olivicolo sopravvive oggi grazie all’opera di "semplici" appassionati più che di professionisti; cultori di olivi che per passione diventano olivicoltori o, meglio, "olivi-cultori"».
Giovani
Lo scarso interesse professionale dei giovani per un’attività che non garantisce una retribuzione certa mette a rischio la sopravvivenza del settore e del paesaggio stesso, «tanto sfruttato a fini di marketing – fanno notare gli olivicoltori – quanto poco direttamente custodito dal comparto turistico». Ma secondo gli operatori «anche dalle Amministrazioni pubbliche non c’è stata finora la volontà di adottare una politica coerente a livello comprensoriale per contrastare questa situazione, talvolta considerando gli oliveti come un ostacolo alle concessioni edilizie che portano fondi alle casse comunali».

In conclusione, gli olivicoltori segnalano «la mancanza di una visione comune capace di mobilitare energie e fondi, anche pubblici, da destinare al sostegno di questa forma di agricoltura "eroica", che tanto concorre alla salvaguardia del paesaggio gardesano, così apprezzato all’estero e così poco valorizzato in patria».
La proposta
Da qui la proposta, già avanzata in passato, di sostenere il settore con l’imposta di soggiorno. E i sindaci che cosa ne pensano? «Non so – dice il presidente della Comunità Montana, Franceschino Risatti – se i singoli Comuni potranno destinare parte dell’imposta di soggiorno all’olivicoltura. Quello che so è che la Comunità Montana ha deciso di investire convintamente a sostegno del settore: incontri informativi sui parassiti dell’olivo, formazione per consentire anche agli hobbisti di conseguire il patentino obbligatorio per l’utilizzo professionale di prodotti fitosanitari, corsi di potatura. Gli oliveti – conclude il presidente Risatti – sono un nostro patrimonio: troveremo i fondi per la loro tutela».



