Addio alle Onlus, 300 realtà bresciane ora devono scegliere: quali sono
Le Onlus hanno i mesi contati: il primo gennaio un colpo di spugna ne cancellerà l’anagrafe custodita dall’Agenzia delle Entrate e questa categoria fiscale cesserà di esistere. Per le attuali «Organizzazioni non lucrative di utilità sociale» è quindi tempo di scelta: entro fine marzo possono diventare Enti del terzo settore (Ets) iscrivendosi in una delle sezioni del Registro unico nazionale (Runts); in alternativa saranno chiamate a devolvere a un altro Ets il patrimonio che hanno accumulato nell’arco di tempo in cui state classificate come Onlus.
Nel Bresciano molte realtà si sono già adeguate alle nuove disposizioni inserite nella Riforma del Terzo Settore varata nel 2017 e ancora non pienamente operativa (la convalida della Commissione europea è arrivata soltanto nel marzo di quest’anno). Riforma che, tra l’altro, il primo gennaio farà scattare un nuovo regime fiscale per gli Ets iscritti al Runts.
Numeri
A fine dicembre 2024 (ultimo dato disponibile) all’anagrafe dell’Agenzia delle Entrate risultavano ancora 329 Onlus bresciane (106 con sede in città): fanno parte delle 2.586 di tutta la Lombardia e delle 25mila circa di tutta Italia.
Gli ambiti in cui operano sono di vario tipo: assistenza sociale e socio-sanitaria, beneficenza, tutela e valorizzazione della natura o dei beni artistici, formazione e, tra le altre cose, ricerca scientifica di interesse sociale. Spulciando il corposo elenco si trovano, ad esempio, Anffas che attuerà la trasformazione nei termini di legge, e Fondazione Laudato Si’ di Rivoltella, che nel corso del 2025 è già diventata un Ets. Molte, poi, sono case di riposo.
Convegno
Per informare, fugare dubbi e accompagnare queste realtà verso la piena attuazione della Riforma del Terzo Settore, Uneba Brescia nei giorni scorsi ha organizzato un convegno in città. «Questo cambiamento è rimasto per anni incerto – ha commentato Margherita Peroni, vicepresidente regionale di Uneba affiancata dal vicepresidente vicario e coordinatore della Commissione fiscale Marco Petrillo –. Finalmente ora sugli elementi principali c’è chiarezza. Restano da definire alcuni aspetti di natura fiscale, come l’applicazione di Irap e Imu. Consigliamo di valutare bene ogni cosa utilizzando tutto il tempo che serve: la decisione può essere presa fino al 31 marzo. E non possiamo escludere che nel frattempo emergano novità o vengano emessi ulteriori chiarimenti».
In questo momento, prosegue la vicepresidente regionale Peroni, «c’è prudenza. È presto per dire se la trasformazione porterà miglioramenti: di certo le realtà con patrimoni importanti diventando Ets potranno operare in prima persona in un numero più vasto di ambiti; per quelle più piccole la speranza è che la fiscalità non le appesantisca affinché continuino a erogare i loro servizi insostituibili e ad essere motivo di coesione nel territorio».
Bivio
Entra nel merito del cambiamento Annalisa Zanini, commercialista bresciana componente della Commissione fiscale nazionale di Uneba: «La disciplina delle Onlus sarà abrogata il 31 dicembre. Per quelle rimaste le alternative sono due. Diventare un Ets (Organizzazione di volontariato Odv, Associazione di promozione sociale Aps, Fondazione Ets, impresa sociale Ets) modificando gli attuali statuti per iscriversi al Runts entro fine marzo. Oppure continuare l’attività con una delle forme giuridiche previste per gli Enti non profit di diritto privato, di cui al Libro I del Codice Civile; ciò comporterà l’obbligo di devolvere il patrimonio accumulato con la qualifica di Onlus a un altro Ente no profit».
Meritano una precisazione le Fondazioni Ex-Ipab Onlus: «La Riforma - prosegue Zanini - prevede che l’attività svolta si caratterizza, a prescindere, come "non commerciale" a condizione che gli utili generati siano completamente reinvestiti nell’attività di natura sanitaria e sociosanitaria e che non sia deliberato compenso a favore degli organi amministrativi. Per tali Enti la scelta di iscriversi al Runts come Ets risulta la migliore».
Pro e contro
Gli Enti del Terzo Settore in questa nuova riorganizzazione vengono infatti distinti tra «non commerciali» (quando le entrate provenienti da attività non commerciali superano quelle da attività commerciali) e commerciali. Classificazione che inciderà sull’assoggettamento o meno alle imposte degli eventuali utili prodotti.
Più in generale «perdendo lo status di Onlus – chiarisce la commercialista – gli enti non avranno più il vantaggio fiscale della decommercializzazione dei proventi delle attività di interesse generale del quale beneficiavano a prescindere che queste attività fossero svolte in maniera organizzata. D’altro canto, però, potranno operare in 26 ambiti anziché 12 e svolgere attività diverse anche di natura commerciale ovviamente con determinati limiti».
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