Opinioni

La sfida del welfare passa dalla cooperazione

Oggi sono 200 le cooperative sociali attive a Brescia impegnate su temi come disabilità, minori, povertà, anziani e migranti
Valerio Corradi

Valerio Corradi

Editorialista

Welfare sociale - © www.giornaledibrescia.it
Welfare sociale - © www.giornaledibrescia.it

La cooperazione sociale ha acquisito col tempo un ruolo sempre più rilevante all’interno dell’ampio e variegato movimento cooperativo italiano che comprende sodalizi attivi in settori eterogenei che vanno dall’agricoltura al consumo, dai servizi all’ambito assicurativo e bancario.

Parimenti, nel corso degli ultimi decenni, con l’attenuazione dell’impegno diretto dello Stato in campo assistenziale, socio-sanitario e sanitario, il contributo della cooperazione nella gestione e nell’offerta di servizi per la persona è significativamente aumentato in modo analogo a quello di altri soggetti del Terzo settore come le fondazioni e le organizzazioni di volontariato.

L’attuale welfare dei servizi non è immaginabile senza l’apporto della cooperazione sociale che è ormai entrata in una fase di maturità certificata dai dati relativi ai fatturati e agli investimenti, dal peso occupazionale e dalla crescente articolazione delle competenze che ogni organizzazione è in grado di offrire come esito di percorsi di professionalizzazione sempre aperti. Oggi la cooperazione è chiamata ad affrontare alcune sfide interne ed esterne che sono stimolate dall’evoluzione dei contesti di lavoro, dal cambiamento dello scenario sociale e dal nuovo quadro normativo.

Sul fronte interno, banchi di prova importanti sono la crescita dimensionale e il reperimento di risorse umane che come in altri settori, per ragioni demografiche e socio-culturali, iniziano a scarseggiare. Rimane aperta la questione della remunerazione del lavoro sociale che spesso e volentieri mal si concilia con l’assecondamento di logiche competitive di puro mercato o con politiche pubbliche improntate al risparmio.

Il problema della remunerazione del lavoro sociale persiste - © www.giornaledibrescia.it
Il problema della remunerazione del lavoro sociale persiste - © www.giornaledibrescia.it

Il tutto a fronte di un aumento dei bisogni sociali e dell’esigenza di garantire l’attrattività e la qualità di un lavoro sociale che richiede impegno e capacità di stare all’interno di contesti e relazioni segnate da molte fragilità. All’esterno, accanto all’esigenza di rilanciare l’immagine e il modo di raccontarsi della cooperazione, una delle sfide sta nella capacità di interpretare in maniera attiva il nuovo status offerto dai percorsi di amministrazione condivisa ormai previsti e istituzionalizzati dalle normative.

In questo quadro composito e in movimento la provincia di Brescia, per ragioni storiche e contingenti, è un interessante contesto di sperimentazione delle opportunità e delle criticità che i cambiamenti in atto stanno avendo sulla cooperazione sociale e con essa sul welfare territoriale. Non va dimenticato che il Bresciano è stato la culla della prima cooperativa sociale italiana (costituita nel 1963 a Roè Volciano) e incubatore di alcune esperienze pionieristiche sul fronte dell’accoglienza, degli alloggi sociali e dell’assistenza nell’alveo del cattolicesimo sociale e più di recente anche della filantropia di comunità.

Questa funzione di apripista è in parte presente ancora oggi nelle oltre 200 cooperative sociali attive a Brescia (circa ottanta di «tipo A», un centinaio di «tipo B» e venti di «tipo A + B») impegnate su cruciali temi come disabilità, minori, povertà, anziani, migranti, ai quali di recente si sono aggiunte alcune interessanti sperimentazioni della cooperazione di comunità.

In una fase segnata dall’atomizzazione sociale e da un welfare sotto pressione e con poche risorse, è necessario riscoprire l’anima mutualistica della cooperazione anche per offrire stimoli importanti per programmare e progettare azioni e interventi che considerino la logica cooperativa e della reciproca responsabilità sia come mezzo sia come fine per la creazione di un benessere collettivo diffuso e durevole.

Affinché questo avvenga è necessario riconoscere la cooperazione sociale come piena espressione della società civile organizzata, per il suo radicamento in specifici valori solidaristici e territoriali e in quanto fautrice di attività e di innovazioni orientate all’interesse generale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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