Ciò che desideriamo, o speriamo, o abbiamo. Ciò che amiamo. Non è poi così complicato identificarlo. Basterebbe concentrarsi sull’essenziale, cosa che non facciamo durante le feste, sedicente periodo magico in cui i sogni si avverano per chi può permetterselo e la gioia è più artefatta del solito. Quando vogliamo maldestramente convincerci che esista un’equivalenza tra melenso e profondo, tra regalo e sentimento. Quando c’illudiamo (o recitiamo confidando nella connivenza dei nostri simili) di fare preparativi per celebrare affetto, semplicità e solidarietà mentre in realtà stiamo mettendo in scena tutt’altro. Compriamo cose per comprare approvazione per comprare il Paradiso.
Ciò che pretendiamo di essere e ciò che invece siamo è ben rappresentato da due opere nella chiesa dei Santi Faustino e Giovita a Brescia. Da una parte, nel secondo altare destro, è messo su tela ciò che vorremmo far credere, agli altri e persino a noi stessi, essere il nostro spirito guida nel percorso dell’Avvento: la Natività di Lattanzio Gambara, Presepe con il Bambinello di scorcio, Maria nel centro, Giuseppe defilato e intorno una piccola folla commossa e festante. È una cinquecentesca metafora del pranzo di Natale, in cui il neonato rappresenta la meraviglia e la speranza, la chiave di volta è la Mater Familias e intorno ci sono tutti gli invitati, più o meno eleganti ma molto partecipi.
E, a ben vedere, non sono solo i venditori quelli da fustigare, perché se fanno commerci nella più inopportuna delle location in primis qualcuno lo ha loro consentito e in secondo luogo hanno acquirenti che non si fanno problemi ad accaparrarsi chincaglieria e a discutere sul prezzo come, quando e dove non si deve fare. Tutti complici, insomma, meno uno, che peraltro è il padrone di casa. Ci simuliamo (senza nemmeno troppa convinzione) umili pastori in adorazione e invece siamo (convinti e aggressivi) negozianti o clienti o entrambe le cose. Come i due quadri convivono nello stesso luogo, entrambi gli aspetti convivono in noi. Ci sarebbe da riflettere, magari in una pausa dello shopping. «Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi, non farebbe che scacciare mercanti» (Natalia Ginzburg).
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