Oggi parliamo di un’opera d’arte, con la consapevolezza che per la sua necessaria e dovuta musealizzazione sarà necessario attendere un gran numero di decenni. Oggi onoriamo un monumento (si offenderà a morte nell’essere definita così, ma è colpa sua) vivente e parlante.
Eccome se parla. Stavolta onoriamo Nunzia, che di cognome fa Vallini ma lei è Nunzia e basta. Va definita solo per nome, come succede alle leggende. Prima donna a dirigere il Giornale di Brescia. L’iconografia verrà dopo, la piaggeria è una roba che non piace né a lei né a chi scrive. Lei è l’immagine di ciò che può essere fatto, di dove una persona che ci crede può arrivare.
E non perché è una donna, anzi malgrado lo svantaggio genetico che esiste solo nelle anime stolte. Molte donne sono arrivate e sono tuttora ai vertici. E non sentono il bisogno di scimmiottare i maschi, di assumere atteggiamenti virili. L’essere rimasta sempre lei la rende ancora più unica. Non un’altra, non una per forza più cattiva, non più aggressiva. Solo in gamba. Nunzia, o per meglio dire La Nunzia, ha stupito tante persone tante volte.
Il primo incontro
Chi scrive ha una storia da raccontare. Un giorno, molti anni fa, le ho scritto chiedendo un incontro. Lei non sapeva chi fossi. Avevo bisogno di un lavoro perché mi ero appena trasferita, avevo esperienza e per me non era un bel momento. La Nunzia mi ha accolta, mi ha chiesto cosa sapevo fare (quello che vedete, nulla di meglio) e alla fine il discorso è caduto su un argomento. Mi ha detto: «Ok, se te la senti mandami un articolo e in caso lo pubblichiamo».
Il giorno dopo ho sfogliato il Giornale di Brescia e il mio pezzo non c’era. Avevo saltato la prima pagina. Il mio articolo era l’editoriale. Non ci potevo credere. Ho iniziato così. Poi ho insistito con l’allora vicedirettore Gabriele Colleoni (che mi ha sostenuto) perché volevo parlare del nuovo territorio in cui mi ero trasferita, che amo. Doveva essere una rubrica estiva e siamo al decimo anno.
Un’occasione lunga dieci anni
Avere l’occasione di descrivere la bellezza che ci circonda e che ho descritto in tutti questi anni è un onore che mi è stato concesso da Nunzia. Certo, non credo che una persona con un carattere determinato come il suo possa piacere a tutti. Ma lei ha tenuto insieme collaboratori bizzosi come la sottoscritta, lettori terrorizzati dal Covid, persone che hanno vissuto tragedie, successi, sconfitte.
Ha accompagnato il Giornale nel suo ottantesimo anno, l’ha portato online, ha formato la giovane generazione. Quando la vedo davanti alla gigantografia del primo numero che campeggia in mezzo alla redazione non mi sembra che sia una tizia davanti a un poster. Lei è dentro quella pagina, ne fa parte, le dà significato.
Un’icona dentro la storia del Giornale
È un’icona. Impareggiabile, senza uguali. Poi quando leggerà della sua musealizzazione, conoscendola, non sarà per nulla contenta. Grazie, Nunzia, meravigliosa cartulina bresciana. Duelleremo domani.




