Cartoline bresciane

La facciata che cambia colore secondo la volontà del cielo

Maria, Agnese, Orsola e i giovani da difendere. Perché «la guerra, si sa, non protegge le generazioni entranti, anzi»
Un particolare della facciata della chiesa di Santa Maria Assunta
Un particolare della facciata della chiesa di Santa Maria Assunta

La parrocchiale di Santa Maria Assunta di Muscoline, rialzata dal suolo di qualche gradino, è piantata in mezzo al paese e non puoi non vederla, sia per la sua imponenza sia per il fatto che si trova in una curva, resa necessaria dalla sua presenza. Fu costruita nella seconda metà Cinquecento in sostituzione di quella che era nota come Santa Maria «Roveda» o «Rovea», forse perché la struttura primigenia, d’incerto posizionamento, si trovava in un bosco di roveri o in un luogo di ruderi. Il nuovo edificio, consacrato nel 1566, fu ampliato nel Settecento e ulteriormente ingrandito nel secolo successivo da Rodolfo Vantini.

Non banale

L’equilibrata facciata neoclassica guarda la strada. Nelle giornate di sole pare bianchissima, in quelle nuvolose ingrigisce e al tramonto diventa di un beige che pian piano scurisce, come a seguire la volontà del cielo. Non è forse questo il senso ultimo di un edificio sacro?

All’ingresso principale si aggiungono porte laterali, pronte ad accogliere i fedeli. Se però hai fortuna può capitarti di entrare e trovarti beatamente solo in un’aula maestosa quanto silenziosa.

Non banale è la pala d’altare del milanese Giuseppe Nuvolone, raffigurante la Beata Vergine Assunta con San Carlo, esempio di barocco lombardo. Sul Garda non è così frequente incrociare opere di fine Seicento così intense: si percepisce la profonda unione spirituale tra Maria e il grande arcivescovo. I due pregano insieme, forse per noi. Sulla parete sinistra sono appesi due affreschi staccati, giunti qui da altrove. È confortante sapere che sono ancora qui, che non sono stati dilavati dal tempo o perduti.

Dopo la grande guerra

Finita la grande guerra, per onorare un voto solenne della popolazione, fu costruito un nuovo coro, acquistato un nuovo simulacro della Madonna e, in una cappellina, venne realizzato, dallo scultore Enrico Biondi, un nuovo altare, sopra il quale c’è una dolcissima pala del pittore novecentesco Giuseppe Ronchi. Ritrae Angela Merici che indica Agnese a una bambina. Le due sante non sono accostate a caso, poiché la prima era molto devota alla seconda.

Agnese subì il martirio nel V secolo a soli dodici anni e, ritratta con un agnello, è simbolo di innocenza ma anche di eroismo. Angela, fondatrice delle Orsoline e maestra di vita e di pensiero, indossa l’abito del suo ordine, attivo nell’educazione. La bambina è l’anello di congiunzione tra due modelli di fede, uno più arcaico e uno più moderno, legati però dal coraggio di entrambe le sante nel fare scelte autonome.

La nicchia, chiamata «Ara Pacis», fu inaugurata nel 1926, in tempi oscuri in cui il concetto di guerra iniziava per l’ennesima volta ad attecchire. E la guerra, si sa, non protegge le generazioni entranti, anzi. Chissà cosa pensava Angela mentre mostrava Agnese alla piccola. Forse qualcosa tipo: «Passano i millenni ma sacrificare i più giovani è una moda che non passa».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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