Il busto di Luciano Sorlini che accoglie i visitatori del MarteS

Ogni visitatore che entra al MarteS di Calvagese della Riviera nota un busto. Galleggia su un mosaico di aria e acqua. È fatto di luce. Di maiolica invetriata, traslucida di dorature. È sotto il portico, appeso a un muro, imperniato su un cerchio di tessere di mosaico che creano l’illusione del mare, della laguna veneta che l’uomo rappresentato amava tanto quanto amava l’arte.
Un dono al territorio
Luciano Sorlini, collezionista d’altri tempi e dei nostri, dotato di uno stile che ha espresso in molti modi: nella scelta delle opere della sua pinacoteca, nell’averle volute in un edificio con pavimenti splendenti e raffinati lampadari veneziani e nell’idea di affidare tutto ciò al luogo delle sue radici.

Poteva aprire un museo sul Canal Grande, in una delle sue dimore veneziane, invece ha voluto restituire alle persone che avevano lavorato con lui e agli abitanti del suo paese le meraviglie da lui raccolte. Una sorta di restituzione consapevole, concepita per le generazioni a venire.
Luciano ha deciso di aprire il proprio palazzo e i suoi tesori al mondo, secondo il concetto per cui ciascuno è ciò che dona agli altri. È lì ad attendere chiunque arrivi e il cerchio di tessere blu di mare e cielo che lo circonda fa risaltare la sua espressione bianca, che contrasta con la giacca argentata e la maglia d’oro. Serio sì, ma con un lato imprevedibile, valore aggiunto di ogni creatura unica.
Lo spirito del MarteS
L’artista, Livio Scarpella, non ha conosciuto Sorlini, eppure ha colto qualcosa di talmente evidente in una persona così diversa dalle altre da non poter essere ignorata.
La luce che emana da questo busto non convenzionale è il prodromo di ciò che arriva dopo, la magnificenza di meraviglie antiche e capolavori di vetro soffiato che è il MarteS, il dono che Luciano ha fatto a tutti. Amava la porcellana, fragile e delicata, in contrasto con la parte forte del suo carattere ma in armonia con ciò che viveva nella sua anima. Chissà.
Il ritratto di Scarpella
Lui è lì, come presenza che non mette soggezione. Non un freddo simulacro, bensì qualcosa che ispira vita, sola opera contemporanea in una raccolta di quadri antichi. Che furono suoi, che scelse di persona e contrattò per acquistare. Li ha amati tutti e tutti li ha lasciati al futuro, trasfondendo in loro la sua ispirazione, che, tanto quanto la sua immagine, emerge dalla parete.
Il suo spirito ti segue per tutta la visita e alla fine, prima di uscire, gli lanci uno sguardo di riconoscenza per quello che ha voluto fare: dare una speranza d’eternità alla sua passione per la vita e per il Bello. Lui è in alto, sembra guardare altrove, come se si astraesse dai mortali, eppure accende un dialogo con chiunque lo osservi, spinge a ragionare con lui e a interrogarsi.
A Luciano piaceva volare. E lui ogni giorno vola fuori dal cerchio azzurro e ti accompagna con dolcezza dentro le sue sale, dividendo con te la parte più luminosa di sé.
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