Zone a rischio frana, nel Bresciano ci vivono 5.600 famiglie

Oltre 5.600 famiglie bresciane (circa 13.140 persone) vivono in una zona a rischio frana; un pericolo che interessa quasi 400 chilometri quadrati della nostra provincia, l’8,3% del 4.785 chilometri quadrati che compongono il territorio Bresciano.
Sono i dati che emergono dall’ultimo rapporto Ispra «Dissesto idrogeologico in Italia 2021», un report che fotografa annualmente un territorio particolarmente fragile; l’Italia è sempre più esposta al rischio idrogeologico, frane e alluvioni minacciano quasi il 94% dei comuni e oltre 8 milioni di persone vivono in zone ad alta pericolosità. Quasi un abitante su sette.
Alluvioni
Ma non ci sono solo le frane, a rischio alluvioni ci sono un terzo dei bresciani, più di 360mila persone che vivono in un territorio che in totale arriva a superare i 1.400 kmq. Ovviamente, è bene specificarlo, parliamo di rischi, di eventi potenziali, non di certezze. Ma basta vedere quanto accaduto in Val Rabbia a Sonico in Valcamonica per rendersi subito conto di quanto la natura può essere devastante. Del resto viviamo in un territorio dove l’azione dell’uomo ha profondamente modificato l’ambiente con effetti troppo spesso disastrosi, se poi aggiungiamo i cambiamenti climati, con le «bombe d’acqua» estive diventate ormai una certezza, è chiaro che la parola d’ordine dev’essere prevenzione. E soprattutto manutenzione.
Prendiamo ad esempio, su questo fronte, il Comune di Brescia. Nel Bilancio 2022, capitolo ambiente e salvaguardia del territorio dal rischio idrogeologico, la Loggia ha inserito alcuni interventi importanti (e onerosi) di carattere idraulico. Il principale è la sistemazione del torrente Garza (sud e nord) per 3,28 milioni. C’è poi la vasca di laminazione a Costalunga, un impegno da 2 milioni e 440mila euro. Il terzo intervento considerevole è la regimazione idraulica dei torrenti della Maddalena con un costo di quasi 2,3 milioni. In totale parliamo di oltre 8 milioni.
I laghi
Tra i comuni bresciani più a rischio ci sono i paesi delle zone lacustri (Moniga e Sirmione in testa, ma anche Monte Isola, San Felice, Iseo, Toscolano Maderno). Ma, come dicevamo, il così variegato territorio della nostra provincia è particolarmente esposto ai rischi: tre grandi laghi, almeno tre fiumi rilevanti, migliaia di fossi, rogge e canali nella Bassa, centinaia di torrenti nelle valli; è chiaro che tutti questi sono potenziali elementi di rischio idraulico.La tecnologia fortunatamente arriva in nostro aiuto e soccorso. Per citare ancora il caso emblematico della Val Rabbia, a consentire sonni tranquilli agli abitanti di Rino non sono solo le opere di difesa spondale, le grandi briglie e tutto il resto. Grazie a fondi regionali, è stato installato lungo le pendici della montagna un moderno sistema di monitoraggio e allarme, che scatta non appena avverte dei movimenti in quota. L’allerta non arriva solo sui telefonini, ma fa scattare una sirena in paese, che avverte gli abitanti di mettersi in salvo.
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Il dissesto
Per quanto riguarda la situazione nazionale, l’ultimo rapporto Ispra mostra un’espansione delle aree potenzialmente soggette a frane del 4% rispetto al 2017 e un incremento delle zone a rischio per alluvioni del 19% nello stesso arco di tempo. L’Italia è storicamente un paese «fragile», per la morfologia del territorio, e lo rendono ancora più esposto i cambiamenti climatici e le attività dell’uomo con il consumo del suolo. I margini d’azione per proteggere il territorio ci sono, come dimostrano i progressi fatti, per esempio, sulle coste italiane dove l’Ispra riconosce che «dopo 20 anni, a fronte di numerosi interventi di protezione, i litorali in avanzamento sono superiori a quelli in arretramento». Il dissesto idrogeologico è tra le priorità individuate nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).
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