Victoria ha 18 anni, è nata in Italia, sua mamma è Ucraina, suo papà è russo. «La mia famiglia è l’ennesima dimostrazione che non è una guerra tra due popoli, ma è la guerra di Putin contro una nazione libera».
Victoria è una delle oltre cento formichine operose che da giorni è al lavoro nel capannone di Folzano, «quando non sono a scuola sono sempre qui», precisa orgogliosa. Tra le mura di quel capannone della frazione cittadina c’è l’orgoglio di tutto un popolo. «Io mi sono sempre sentita italiana - prosegue Victoria -, la mia è sempre stata una vita serena. Questa guerra è stata uno shock potentissimo: i primi giorni sono stata male anche fisicamente, non riuscivo a mangiare e neppure a dormire».
La ragazza ha le idee molto chiare su quanto sta accadendo e sulle motivazioni. «Mio papà è ovviamente in contatto con i suoi familiari in Russia - racconta -, ma devo dire che la visione che loro hanno della situazione è distorta dalla propaganda di Putin che vuole chiaramente dare una sua lettura della guerra». In famiglia c’è confronto, si confrontano le notizie che appuntano arrivano dalla Russia con quelle che invece arrivano direttamente dall’Ucraina, «è incredibile che nel 2022 si faccia una guerra come nei secoli passati, con qualcuno che pensa di poter schiacciare un intero popolo, una nazione libera: ma non ci riuscirà».
Victoria è una ragazza occidentale che non riesce neppure lontanamente a concepire una vita diversa, eppure nella sua terra qualcuno sta tentando di modificare radicalmente l’esistenza anche di ragazze come lei. «In molte zone dell’Ucraina si parla una lingua molto simile al russo - spiega -, ma io non penso che un popolo possa essere catalogato per come parla. Gli ucraini guardano all’Occidente, anche quando vengono in Italia qui si sentono a casa».
Ma Victoria deve tornare al lavoro, ci sono quintali e quintali di cibo da inscatolare, da caricare sui tir. E chissà che una di quelle scatole non porti aiuto e sostegno proprio alla sua amata nonna.




