Brescia e Hinterland

«Un calvario processuale lungo 14 anni, ma ho ancora fiducia»

Dopo il quarto annullamento dell'ergastolo per Salvatore Marino parla il nipote di Angelo Cottarelli
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Angelo Cottarelli, la moglie Marzenna e il figlio Luca
Angelo Cottarelli, la moglie Marzenna e il figlio Luca

Chi ha seguito passo dopo passo l'inchiesta e le udienze processuali è morto senza vedere scorrere i titoli di coda. «Mio è padre è stato consumato da questa vicenda infinita» dice oggi Marco Cottarelli, figlio di Mario, deceduto per malattia due anni e mezzo fa, e nipote di Angelo, ucciso con la moglie Marzenna e il figlio adolescente Luca, nella loro villetta di via Zuaboni in città nell'estate del 2006.

Quattordici anni dopo la strage di Urago Mella la giustizia ha rimesso nuovamente in dubbio una parte del caso, annullando per la quarta volta l'ergastolo pronunciato in appello nei confronti di Salvatore Marino, uno dei cugini di Trapani accusati fin dal primo giorno. «Nonostante tutto questo tempo, abbiamo ancora fiducia che la vicenda si chiuda secondo giustizia e quindi secondo noi con l'ergastolo anche per chi oggi - è l'auspicio di Marco Cottarelli - ha avuto l'annullamento della condanna».

Il destino dei due cugini siciliani si era diviso nel penultimo atto davanti alla Cassazione. Vito Marino è infatti in carcere condannato in via definitiva al fine pena mai, mentre Salvatore dopo il pronunciamento dei giorni scorsi è tornato libero in attesa di essere giudicato per la quinta volta davanti ad una Corte d'Appello.

L’allora procuratore capo Tarquini con il pm Savio  - Foto  © www.giornaledibrescia.it
L’allora procuratore capo Tarquini con il pm Savio - Foto © www.giornaledibrescia.it

Tornerà davanti ai giudici di Milano, per la quarta volta dopo che il primo appello era stato celebrato a Brescia, tra qualche mese. «Mai avremmo pensato di affrontare un calvario processuale così» ammette il nipote di Angelo Cottarelli.

«È stato stremante, un trascinamento pesante da affrontare. Chi è vittima e deve ottenere giustizia finisce per essere vittima anche di un meccanismo infinito e - aggiunge Marco Cottarelli - da cittadino comune faccio davvero fatica a comprendere ribaltamenti di fronte come quelli che abbiamo vissuto. Dalla prima assoluzione con formula piena alle successive condanne al massimo della pena passando per i successivi annullamenti».

Il prossimo sarà così l'undicesimo processo per Salvatore Marino. Per chi indagò all'epoca, è l’uomo che ha avuto un peso determinante nel triplice omicidio. «La nostra sensazione è che Salvatore Marino sia intervenuto, in modo decisivo nel momento in cui il cugino Vito e Grusovin falliscono la trattativa con Angelo Cottarelli. Quando i tre entrano in casa, i Cottarelli sono vivi, quando escono sono morti. Su questo non ci sono dubbi» ricorda il pm Paolo Savio.

«Non dimenticherò mai quello che ho visto in quella maledetta villetta di via Zuaboni. Avevamo fatto una promessa davanti alle tre vittime: che avremmo trovato i responsabili. Ad oggi manca ancora un pezzetto per mantenere quell'impegno e - conclude il magistrato - sentivo il peso allora e lo sento anche oggi a distanza di 14 anni».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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