Ucraina, un anno fa lo scoppio della guerra: a Brescia oltre 8mila rifugiati

Sono circa cinquemila quelli rimasti, ospitati nella maggior parte dei casi da connazionali
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UN ANNO DI GUERRA
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L’invasione russa dell’Ucraina è iniziata alle quattro del mattino del 24 febbraio del 2022. Ad un anno dall’inizio della guerra, il bilancio dell’accoglienza parte da una certezza: Brescia, e l’Italia, non sono state invase dal popolo ucraino in fuga dalle bombe. Da febbraio dello scorso anno sono ottomila i profughi ucraini arrivati in città e in provincia di Brescia, anche se si stima che quelli attualmente rimasti siano meno di cinquemila.

Di questi, solo 217 sono coloro che attualmente vivono nei Centri di accoglienza straordinaria. I rimanenti, nella maggior parte dei casi, sono ospiti di parenti e amici, connazionali già presenti nel Bresciano da anni e, comunque, da prima che iniziasse la guerra. Alcune centinaia sono seguite direttamente dalle parrocchie e gestite dalla Caritas diocesana con una parte dei fondi per l’Ucraina donati dai cittadini.

Il fumo generato da un'esplosione a Kiev in una foto diffusa dal governo ucraino - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il fumo generato da un'esplosione a Kiev in una foto diffusa dal governo ucraino - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Fluidità dei dati

«Con i numeri possiamo leggere i dati di ingresso, poi dei profughi ucraini si perdono le tracce perché la protezione temporanea rilasciata dalla Questura legata al periodo dell’emergenza permette di circolare liberamente all’interno dei Paesi dell’Unione europea perché non sono state stabilite quote precise di accoglienza per ogni Paese. Per questo, si conoscono i numeri di coloro che entrano nel nostro Paese ma non di quelli che decidono di andare via, o di andare e tornare» spiega Marco Fenaroli, assessore ai Servizi sociali del Comune di Brescia. Che aggiunge: «Di certo, almeno sotto il profilo dei documenti, gli ucraini hanno avuto un trattamento migliore rispetto ad altri profughi, ma le difficoltà non sono mancate: all’inizio queste persone hanno potuto contare solo su aiuti della rete informale delle famiglie e degli amici già residenti nel Bresciano, delle parrocchie e della Caritas, di molte persone bresciane che hanno aperto la porta delle loro case, come le duemila famiglie che hanno segnalato la loro disponibilità alla Questura. Agli ucraini è stato dato un piccolo contributo di sostentamento per i primi mesi».

Generosità

Un momento di accoglienza a Brescia di rifugiati ucraini  - © www.giornaledibrescia.it
Un momento di accoglienza a Brescia di rifugiati ucraini - © www.giornaledibrescia.it

La generosità della terra bresciana è quella dimostrata in molte altre situazioni di emergenza. Con la popolazione vittima di una guerra nel cuore dell’Europa i gesti di accoglienza non si sono risparmiati. Privati, famiglie, istituzioni. Solo il Comune di Brescia ha impegnato 150mila euro, in gran parte spesi dallo scorso aprile per il Centro di distribuzione di generi alimentari nella ex sede della Omb messa a disposizione gratuitamente da Brescia Infrastrutture. Sede che è rimasta attiva fino allo scorso 17 dicembre grazie anche alle donazioni private e a diecimila euro da parte di Brescia mobilità. Con il supporto di Croce Rossa e di 745 volontari sono state seguite 582 famiglie ucraine e distribuiti diecimila pacchi alimentari».

Il futuro

Ed ora? Intanto, sono stati stanziati fondi per gli ucraini che hanno chiesto protezione temporanea (il permesso di soggiorno). Solo al Comune di Brescia sono stati accreditati 680mila euro e i tecnici del Welfare stanno aspettando indicazioni su come utilizzarli. «Di certo, nella fluidità delle presenze e nella rete di accoglienza informale che si basa sugli aiuti delle famiglie - spiega l’assessore - continueremo a supportare chi ha bisogno con i pacchi alimentari che ora, mediamente, si attestano intorno ai duecento a settimana. Il monitoraggio si avvale del supporto dell’Associazione Adl a Zavidovici, la stessa che insieme ad altre cooperative ha sopperito alla logistica dell’accoglienza in questura e prefettura».

Ottomila persone arrivate nei mesi successivi all’invasione dell’Ucraina, alcune migliaia ritornate in patria, nelle zone meno colpite dai bombardamenti, entro la scorsa estate. Chi è rimasto, però, ha intenzione di rimanere.

Proroga documenti

Intanto, ai cittadini provenienti dall’Ucraina che hanno ottenuto la protezione temporanea durante il periodo dell’emergenza - protezione che scade il 4 marzo, dunque tra pochi giorni - verrà prorogata in automatico (quindi non dovranno tornare in questura) «almeno fino a marzo 2024, mentre nuovi permessi potranno essere rilasciati a coloro che lasceranno il Paese in futuro» scrive in una nota l’Unione europea. La Commissione europea ha chiarito che «la protezione temporanea sarà garantita anche a coloro che hanno fatto ritorno temporaneamente in Ucraina se costretti ad abbandonarla di nuovo per l’aggravarsi della situazione».

Chi vuol restare

«Mi sembra evidente che un anno fa tutti speravamo che la guerra non durasse a lungo e, quindi, che i profughi potessero tornare a breve nel loro paese - aggiunge Fenaroli -. Ora, anche se tornano, cosa trovano? Case distrutte e bombardamenti ovunque. Non si salva nulla. Per questo credo sia necessario pensare al futuro». Appunto, di chi vuole, o è costretto, a rimanere. «Bisogna lavorare nella costruzione di percorsi di autonomia, anche se non è facile perché lo scoglio principale rimangono casa e lavoro - aggiunge Stefano Savoldi, presidente della cooperativa Kemay, Caritas diocesana -. Da rilevare, anche, che la maggior parte delle persone che noi ospitiamo sono donne e minori, rimasti soli».

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