«Teleriscaldamento, rincari eccessivi?»: Arera studia le bollette

L'autorità nazionale avvia «un’indagine conoscitiva» .Le tariffe di Brescia restano le più basse d’Italia
Il termoutilizzatore di Brescia © www.giornaledibrescia.it
Il termoutilizzatore di Brescia © www.giornaledibrescia.it
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Il caro-energia non risparmia il teleriscaldamento. Chi è allacciato alla rete cittadina spende 200 euro l’anno in meno rispetto ad una famiglia con caldaia a gas. Ma gli aumenti si fanno comunque sentire. Il perché dipende dal fatto che anche le tariffe del teleriscaldamento sono legate all’andamento dei prezzi dell’energia elettrica e del gas.

Arera, l’Autorità nazionale per l’Energia, le Reti e l’Ambiente, ha comunque deciso di accendere un faro sui rincari: una delibera del 1° marzo stabilisce infatti «l’avvio di un’indagine conoscitiva sull’evoluzione dei prezzi e dei costi del servizio di teleriscaldamento» per verificare la «congruità» degli aumenti.

Una mossa che non riguarda solo Brescia, dove l’incremento è stato inferiore rispetto ad altre città e dove il prezzo resta tra i più bassi, ma tutti i territori nei quali è in funzione una rete di teleriscaldamento, spesso alimentata (anche) da un termovalorizzatore.

La domanda che gli utenti si fanno è infatti: se si usano rifiuti come «combustibile» per creare calore, perché la bolletta cresce in modo significativo?

Il costo

Qui è utile ricordare come si compone il prezzo del teleriscaldamento. In sostanza sono tre i fattori che lo determinano. Il primo è la quota di fonti non fossili utilizzate per alimentare la rete (per lo più le biomasse bruciate dal termoutilizzatore), un indice chiamato Icnf che si adegua con cadenza annuale ogni 1° ottobre: ora, a Brescia, quest’indice è al 56,3%. Il secondo è il prezzo unico nazionale (Pun) dell’energia elettrica: una media del prezzo dei tre mesi precedenti per calmierare le oscillazioni. Perché si considera anche il prezzo dell’energia? Perché il termoutilizzatore potrebbe produrre solo elettricità (che ha una remunerazione più alta del calore, soprattutto con le quotazioni attuali) mentre una quota viene «persa» per scaldare e fornire acqua calda alla città. Infine la terza componente, il gas.

Nei mesi invernali per alimentare la rete del teleriscaldamento di Brescia si usa fino al 50% di gas, la media annuale è attorno al 30%. Il prezzo del gas è quello fissato ogni tre mesi da Arera. In sostanza i rincari di energia elettrica e gas hanno spinto verso l’alto anche il costo del teleriscaldamento. Quanto in alto? Nel primo trimestre 2022 il rincaro rispetto a un anno fa, a Brescia, è stato del 74%. Il 20% in meno rispetto alla bolletta del gas (contratti a «maggior tutela»).

Questo vuol dire che una famiglia tipo con caldaia (consumo annuo 1.400 metri cubi di gas) ha visto raddoppiare la bolletta, da 989 a 1.922 euro l’anno. Una famiglia allacciata al teleriscaldamento si trova invece a pagare 700 euro in più rispetto a un anno fa, ma 220 euro in meno rispetto al gas.

È comunque troppo? L’ad di A2A Renato Mazzoncini, la scorsa settimana, durante l’audizione in commissione bilancio, in Loggia, ha ricordato come i benefici del «sistema ambiente-energia» consentano a Brescia di avere la Tari più bassa della Lombardia. Il teleriscaldamento inoltre garantisce ai suoi utenti un credito d’imposta per la parte biodegrabile dei rifiuti bruciati: 4,2 milioni di euro nel 2020, circa 50 euro per una famiglia tipo, riconosciuti in bolletta.

C’è anche il piano di decarbonizzazione che punta al recupero di calore dagli impianti industriali (Ori Martin e Alfa Acciai) per usare sempre meno le fonti fossili (prima carbone, ora gas); ma in questo periodo, con le acciaierie ferme per il caro-energia, il contributo è di fatto nullo.

L’indagine

Va detto che in altre città i rincari del teleriscaldamento sono stati più alti rispetto a Brescia: a Torino o Bologna oltre il 110%. Anche per questo Arera ha deciso di accendere i riflettori sul meccanismo che porta al rialzo dei prezzi. «Non essendovi obbligo di allacciamento alla rete - spiega Stefano Saglia, membro del consiglio di Arera - i prezzi del teleriscaldamento non sono regolati dall’Autorità. Noi vigiliamo su trasparenza e costi effettivi». Dai dati ricevuti la «crescita significativa dei prezzi» mostra differenze da impianto a impianto. «Un’eterogeneità» che impone di «andare a verificare» il meccanismo di calcolo. «Gli incrementi - precisa Saglia - sono inevitabili perché nessun sistema usa solo biomasse.

L’indagine ha un orizzonte nazionale e punta a capire se vi sia corrispondenza tra aumento dei prezzi e incremento effettivo dei costi di produzione del calore o se vi siano degli extra-margini per le aziende».

L’indagine si concluderà entro il 30 settembre 2022. Saglia ricorda che il servizio «è erogato in regime di sostanziale monopolio» e che «l’unica pressione competitiva» è la possibilità di staccarsi dal servizio, con costi però alti. Al di là dei tecnicismi, l’obiettivo è insomma verificare «se i dubbi sollevati da alcuni utenti siano fondati. Se emergeranno incongruenze significative, suggeriremo modifiche normative al Governo per regolare il calcolo delle tariffe del teleriscaldamento».Caro energiaL’andamento dei prezzi

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