La sua giornata ieri è iniziata molto presto con gli agenti di Polizia che gli hanno sequestrato il telefono e notificato gli atti di indagine da Roma. Ed è finita poco dopo le 22 al termine del suo turno di lavoro in fabbrica. «Ho trovato un imprenditore che non mi ha puntato l'indice, ma da lui ho trovato una mano tesa e mi sta aiutando tanto» racconta Alessandro Sandrini.
L'ultima volta lo avevamo visto alla stazione ferroviaria, scortato dagli agenti, riabbracciare la madre Evelina dopo tre anni. «Tornavo da un territorio di guerra ed ero molto provato» spiega il 36enne di Folzano. «Ora sto bene, mi sto riprendendo fisicamente ed emotivamente dopo quello che è successo. Ci sono state delle evoluzioni e vedremo come andranno le cose». Quelle che chiama evoluzioni, sono gli arresti disposti dalla Procura di Roma che ha iscritto anche lui nel registro degli indagati per tentata truffa e simulazione di reato. «Non è come è stato raccontato. Non ho preso nemmeno un euro. Non ho ricevuto denaro ne per andare là e neppure dopo» precisa il bresciano. «Tutto quel periodo è stato un rapimento vero. Dall'inizio alla fine. Non c'è nulla di concordato».




