Regionali 2023, solo un bresciano su 3 è andato a votare: il paragone con il 2010

Tredici anni fa c'erano diverse somiglianze con il voto attuale. Con questo astensionismo si rischia di non superare la soglia del 50%
Corridoi vuoti nei seggi: in provincia di Brescia ha votato un elettore su tre - Foto Gabriele Strada Neg © www.giornaledibrescia.it
Corridoi vuoti nei seggi: in provincia di Brescia ha votato un elettore su tre - Foto Gabriele Strada Neg © www.giornaledibrescia.it
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Solo un bresciano su tre ha scelto ieri di recarsi ai seggi per votare per l’elezione del presidente della Regione Lombardia e per il Consiglio regionale. Il 34,21% provinciale è il peggiore risultato di sempre per le Regionali, non è andata meglio nella città capoluogo dove ha votato solo il 36,8%, mentre a livello lombardo il dato dell’affluenza della prima giornata di consultazioni si ferma poco sopra il 30%.

È reale il rischio che oggi, quando le urne saranno aperte solo fino alle 15, non si raggiunga nemmeno la soglia psicologica del 50% d’affluenza. Al di là di chi dovesse vincere tra le forze politiche la contesa regionale uno scenario di questo tipo sarebbe politicamente molto complesso da affrontare.

Il confronto con il 2010

Il dato del primo giorno di votazioni, più che con le ultime due tornate del 2018 e del 2013, va forse paragonato con quello del 2010. I motivi sono molteplici: innanzitutto sia nel 2013 sia nel 2018 si votava insieme alle elezioni Politiche, inoltre il raffronto con l’ultima tornata di cinque anni fa risulta fallace visto che le urne rimasero aperte solo nella giornata di domenica 4 marzo. Per queste ragioni la votazione del 2010 è quella a cui guardare per avere un paragone politicamente e analiticamente più verosimile.

L’esito è comunque tragico anche se messo in realzione al voto di tredici anni fa. Il 28 e 29 marzo 2010, si votò contemporaneamente in 13 Regioni a statuto ordinario; in particolare in Lombardia l’affluenza colò letteralmente a picco anche come specchio di una certa stanchezza rispetto al governo di Roberto Formigoni: l’affluenza alla fine della prima giornata di consultazioni si attestò a livello lombardo al di sotto del 50% (al 49,4%), in ogni caso 18 punti in più della situazione attuale.

Il Celeste alla fine stravinse con il 56% sul candidato del centrosinistra Filippo Penati inchiodato al 33%, il Movimento 5 stelle che si affacciava per la prima volta sulla scena nazionale con candidato presidente Vito Crimi si fermò al 3%. Ma l’affluenza al 64,6% doveva suonare come un vero campanello d’allarme, alla vigilia dello scandalo di Rimborsopoli e prima della crisi che da lì a poco avrebbe scosso non solo la Giunta Formigoni ma anche la Lega bossiana.

Il senso civico del capoluogo

Se quel dato era considerato un campanello d’allarme, oggi è una vera sirena. La provincia di Brescia resta comunque quella in cui si è votato di più (anche se è una magra consolazione) mentre la provincia di Sondrio con uno scarno 27,3% è quella in cui meno elettori si sono recati alle urne.

Allo stesso modo la città di Brescia rispetto agli altri capoluoghi di provincia con il suo 36,81% è quella che dimostra maggior senso civico; mentre il dato peggiore si registra a Como con uno scarnissimo 27%. Scendendo invece nel dettaglio della nostra provincia il record di affluenza si registra a Bienno con il 50,58%, seguito da Paspardo al 47,12 e da Monte Isola al 45,06. Il record negativo è invece Odolo con il 24,08% degli aventi diritto: solo uno su quattro è andato a votare. A Pertica Bassa ha votato il 26,69% mentre a Castrezzato il 26,9%.

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