Non è più un campanello di allarme. Ormai siamo all’emergenza democratica. Il tasso di assenteismo record, anche in terre come la nostra (i votanti sono scesi dal 76,5% al 45,3%), da sempre sensibile alla partecipazione, è una malattia che rischia di diventare cronica e di pregiudicare la salute delle nostre comunità, il loro equilibrio e la loro coesione sociale. L’astensione dal voto è l’effetto di un virus che si chiama soprattutto disinteresse verso la cosa pubblica, verso il destino della comunità, il futuro personale e collettivo.
L’individualismo prevale sul bene generale. Essere cittadini significa avere dei diritti, ma anche dei doveri. Se prevalgono i primi diventiamo soltanto, genericamente, «gente» o «consumatori». Fra i doveri, in una democrazia, c’è quello di partecipare alla costruzione del progresso comune. Il voto è solo l’ultimo momento di questo processo, che comprende lo sforzo di informarsi, capire, studiare, riflettere, scegliere. La crocetta sulla scheda è (dovrebbe essere) il momento di sintesi.



