Intercettazioni telefoniche, appostamenti e poi le ammissioni dei collaboratori di giustizia. Che hanno fatto finire in carcere anche chi, dopo 52 giorni, non ha retto alla detenzione e si è tolto la vita.
C’è tutto questo nelle carte della richiesta di rinvio a giudizio a carico di sette persone accusate di ricettazione e detenzione di armi da guerra che, per chi indaga, il gruppo avrebbe voluto utilizzare per uccidere un ex componente della cosca ’ndranghetista Crea, che si era dissociato dopo aver commesso un duplice omicidio nel 1992, e che è residente a Canale d’Agordo, in provincia di Belluno.




