Il primo ostacolo, che è poi pure il sintomo della divergenza madre, sta già nell’etichetta onnicomprensiva: i giovani. Un termine con il quale ormai si identificano in modo identico gruppi che identici non sono o, meglio, che identici non dovrebbero essere. Sta qui il primo scoglio, nella rappresentazione di un problema che ha contaminato tutti gli ambiti: dal lavoro alla politica. Ed è, in sostanza, questo: in Italia «giovani» e «adulti» si somigliano molto, troppo.
«I ragazzi» sono i quarantenni come i diciottenni e già qui si instaura un dialogo attorcigliato in partenza. Lo si capisce anche dal fatto che per distinguere i giovani veri dagli adulti senza ruolo riconosciuto, si ricorre spesso a uno stratagemma linguistico: si usa «i più giovani» o i «giovanissimi» per indicare gli under 25. Che c’entra questo con il Barnum elettorale in vista del voto del 25 settembre? Molto, in realtà.




